La produzione industriale cresce sopra le attese

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ROMA. – La produzione industriale cresce sopra le attese a maggio e, con un aumento dello 0,9% su aprile e del 3% rispetto al 2014, segna il progresso maggiore registrato dall’Istat da agosto 2011. Nello stesso mese, il ministero del Lavoro rileva quasi 185 mila nuovi contratti. Sono numeri che sembrano ”indicare un vero punto di svolta”, esulta il Tesoro in una nota. ”Non solo aumentano i nuovi contratti”, continua, ma si registra una crescita del tempo indeterminato. ”Le cose cambiano”, aggiunge il premier Matteo Renzi.

Le attivazioni di nuovi contratti, al netto delle cessazioni, sono infatti 184.707 a maggio, grazie al boom del tempo determinato (+184.812). Vedono il segno più anche il tempo indeterminato (271 contratti) e l’apprendistato, mentre calano le collaborazioni. Aumentano poi del 43,2% le trasformazioni di contratti da precari a stabili. Nell’insieme dei primi cinque mesi, secondo l’Osservatorio sul precariato dell’Inps, ci sono più assunzioni a tempo indeterminato rispetto allo stesso periodo del 2014 e più contratti a termine.

Complessivamente, sempre secondo l’Inps, la quota di rapporti stabili sale dal 34,6% di gennaio-maggio 2014 al 39,11% dello stesso periodo del 2015, ma con un leggero calo nell’ultimo mese. A maggio, infatti, i rapporti stabili sono il 41,5%, 2,6 punti in meno di aprile. Renzi giudica questi dati ”ancora bassi rispetto a quello che possiamo fare ma più alti del recente passato”: sono ”un’ulteriore dimostrazione che facendo le riforme le cose cambiano”, dice durante una conferenza stampa con il primo ministro irlandese Enda Kenny. La lettura della Cgil non potrebbe essere più diversa.

Il segretario confederale Serena Sorrentino afferma che ”della riduzione della precarietà tanto annunciata non si vede neanche l’ombra” e ”non si registra nessuna crescita stabile di nuova occupazione: è questo il prodotto del Jobs Act”. La Cgil sottolinea poi ”una flessione del numero assoluto dei contratti a tempo indeterminato” che a maggio hanno toccato appena quota 271 mentre ad aprile erano 50 mila. Meno duro, il segretario generale della Uil, Carmelo Barbagallo, giudica ”positivo” il dato sulle attivazioni di nuovi contratti, ”se verrà confermato nel semestre”, e ricorda che la cifra va depurata dalla stagionalità.

Per la Cisl, infine, Giuseppe Farina legge nell’exploit della produzione industriale una prova della fine della recessione. Dal fronte delle imprese, il Centro studi di Confindustria stima per il secondo trimestre un aumento della produzione dello 0,8% sul periodo precedente, il più alto da fine 2010, nonostante un calo a giugno dello 0,2% rispetto a maggio. Il Csc prevede inoltre per l’estate una tendenza dell’attività ”positiva”.

Confcommercio, d’altra parte, legge nella crescita della produzione industriale una prova che ”nonostante tutte le incertezze, la ripresa italiana c’è” e ”tende lentamente a irrobustirsi”. L’ufficio studi dell’associazione ritiene possibile una crescita superiore all’1% nel 2015. Un’altra buona notizia arriva dal ministro del Welfare, Giuliano Poletti, per gli oltre 360 dipendenti dell’agenzia Italia Lavoro, che doveva essere soppressa dopo il Jobs act, e invece convergerà con l’Anpal, la nuova Agenzia per le politiche attive, salvaguardando la continuità occupazionale.

Al termine dell’incontro ministro-sindacati che ha sbloccato la situazione, il segretario confederale della Uil Guglielmo Loy dice che ”l’obiettivo di fondo resta la crescita delle politiche attive attraverso un rafforzamento dei centri per l’impiego”.

(di Chiara Munafò) (ANSA)

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