Tsipras alla sfida del Parlamento, tagli e tasse per oltre 3 miliardi

Pubblicato il 14 luglio 2015 da redazione

Greek Prime Minister Alexis Tsipras meets Finance Minister Yanis Varoufakis in Athens

ATENE. – La sabbia nella clessidra preparata da Merkel e Schaeuble scorre in fretta e monta la tensione in Grecia, mentre Alexis Tsipras prova a rispettare l’ultimatum per dimostrare di “meritarsi” la fiducia. Varoufakis intanto torna ad attaccare l’Eurogruppo: domenica è stato un colpo di Stato come quello del 1967, solo che stavolta invece dei tank hanno usato le banche, scrive sul suo blog. In soccorso al premier greco torna il Fondo monetario internazionale, che sostiene la necessità di ristrutturare il debito.

Tutti i grandi economisti del mondo dicono che la ricetta dell’Eurogruppo è sbagliata. Ma l’ondata di indignazione mondiale non smuove i ‘grandi creditori’. E mentre a Bruxelles si cerca di dare fiato alle banche greche con un prestito ponte con i residui 13 miliardi dell’Efsf (il primo fondo salva Stati) – cui però si oppongono Londra oltre che la solita Berlino – la situazione ad Atene sembra complicarsi ancora di più: secondo il principale quotidiano greco, Katrhimerini, dal testo di riforme che il governo di Alexis Tsipras ha presentato in Parlamento e che dovrà essere approvato entro la mezzanotte di domani sono sparite le baby pensioni.

L’ala radicale di Syriza dirà comunque no, ma non è chiaro quanti saranno i ‘traditori’ di Tsipras. Né cosa sceglierà il ministro della Difesa Kammenos, leader di Anel, junior partner. Per tutto il giorno Tsipras ha tessuto colloqui con tutte le forze politiche e con i suoi deputati. Secondo Kathimerini, l’eliminazione delle baby pensioni è sparita perché servirebbe una pronuncia della Corte costituzionale, che a giugno ha bocciato la riforma delle pensioni varata nel 2012. Ma potrebbe essere un tentativo di recuperare qualche ‘ribelle’.

In compenso ci sono ritocchi all’Iva, sparisce il regime speciale per le isole, sono previsti aumenti dei contributi di solidarietà per i redditi oltre i 30mila euro ed anche un contributo speciale del 5% per tutte le cariche dello Stato e della pubblica amministrazione, dal presidente della repubblica fino ai sindaci. Il testo, così come anticipato da Kathimerini, avrebbe una portata – fra tagli di spesa e nuove entrate – di 3,175 miliardi. Eppure il taglio secco dei pensionamenti anticipati era una delle condizioni imposte dal drammatico eurosummit concluso all’alba di ieri.

La presentazione dell’omnibus intitolato ‘Misure urgenti per la negoziazione e la conclusione di un accordo con l’Esm’ è l’unico fatto concreto mentre Alexis Tsipras si prepara ad un rimpasto di governo e mentre monta la tensione in Grecia. Consumata la rottura con l’ala radicale di Syriza, il premier dovrebbe avere comunque la maggioranza in aula grazie all’appoggio dei centristi di To Potami, del Pasok e di Nea Demokratia. La soluzione del ‘rimpasto’ di governo sembra la più probabile, mentre fonti governative lasciano intendere che il giovane premier non ha il controllo pieno non solo del suo partito, ma anche della macchina dello stato.

Per preparare la ‘lenzuolata’ si è affidato ai tecnici del partito invece che ai funzionari dei ministeri che dovrebbero poi metterla in pratica. Il ministro per l’Economia annuncia che in Grecia non ci sono i 50 miliardi di beni da privatizzare e che dovrebbero essere conferiti al fondo voluto da Berlino e dagli altri falchi dell’Eurogruppo. E mentre le banche restano chiuse (e lo saranno almeno fino a giovedì, quando si riunirà nuovamente il board della Bce, ed è sempre Giorgos Stathakis ad annunciare che probabilmente le filiali non riapriranno neppure la prossima settimana) il controllo dei capitali resterà per almeno altri due mesi.

Unico, pallido segno di ritorno alla normalità, in un paese in cui la vita continua a scorrere apparentemente normale – con ristoranti pieni, niente più file ai bancomat e supermercati riforniti come sempre – è l’annuncio che da domani si torneranno a pagare i trasporti pubblici. Ma la reazione del fronte del ‘no’ si farà sentire con una raffica di scioperi: domani si fermeranno gli statali e faranno serrata le farmacie (che protestano per l’ipotizzata liberalizzazione della vendita di generici e paramedicinali nei supermercati).

Finora le proteste sono state sempre civili. Ma per misura precauzionale, attorno a piazza Syntagma, cominciano a spuntare anche gruppetti di agenti in tenuta antisommossa, gli agenti delle temute squadre Delta con i loro scooter speciali.

(dell’inviato Marco Galdi/ANSA)

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