Il debito pubblico italiano sfonda 2.200 miliardi

Pubblicato il 14 luglio 2015 da redazione

debito

ROMA. – Il debito pubblico sfonda i 2.200 miliardi e tocca, in valori assoluti, un nuovo record. La montagna del debito, come sempre, appare difficilissima da scalare a metà anno e a maggio c’è sempre un picco dovuto alla stagionalità. Ma il ritmo di crescita è elevato: a fine mese si è attestato a 2.218,2 miliardi e dall’inizio dell’anno ha segnato un incremento del 3,9% in termini assoluti. Facile il conto dei consumatori che calcolano un valore di circa 37.000 euro per ogni cittadino italiano.

Il dato non arriva però inatteso sulle scrivanie del ministero dell’Economia. Che ribatte alle polemiche sollevate dalle opposizioni con un tweet. “Raffronti nel tempo e tra paesi sono sul debito in rapporto al Pil, non in valore assoluto”, spiega. Lo stesso il ministro Pier Carlo Padoan aveva recentemente parlato di ”misinformazione” e definito la crescita nominale del debito “una cosa veramente noiosa” perché “bisogna vedere se l’aumento e’ maggiore o minore del Pil nominale”.

L’andamento del debito dall’inizio dell’anno, con un incremento di 83,3 miliardi pari al 3,9%, si confronta in ogni caso con una ripresa dell’economia ancora tiepida. E’ chiaro, guardando i dati dei primi cinque mesi, che il rapporto debito-Pil è salito. Del resto lo stesso ministero dell’Economia nel Def prevede che quest’anno si attesterà a quota 132,5%, in aumento rispetto al 132,1% dello scorso anno.

Certo siamo a metà anno e bisogna tener conto anche di altri fattori. Il Tesoro ha spinto sulle emissioni di bond perché i tassi erano bassi ed ha già collocato il 63% degli importi previsti per l’anno. Poi, prima di tirare la linea del bilancio finale, è necessario attendere i mesi più fruttuosi per l’erario: quelli di giugno-luglio quando cittadini e imprese versano l’autotassazione e quelli di fine anno nei quali si aggiustano le poste contabili della spesa. Ci sono poi in programma le privatizzazioni, tra cui quelle di Poste. E non saranno spiccioli.

Il valore assoluto raggiunto dal debito appare in ogni caso di rilievo. Basta pensare che lo stesso ministero dell’Economia, nel Def, prevede di chiudere l’anno a 2.171,2 miliardi e quindi dovrà impegnare gli ultimi mesi per ridurre il valore assoluto di una quarantina di miliardi. I dati del debito diffusi dalla Banca d’Italia spiegano anche le ragioni dell’incremento del debito, che a maggio è stato superiore anche al fabbisogno, cioè al deficit di cassa dello stato.

Il primo effetto (vale 17,8 miliardi) e’ il ricorso del tesoro alle disponibilità liquide. Ma c’e’ anche l’impatto del mercato: 1,3 miliardi sono dovuti alla rivalutazione dei titoli indicizzati all’inflazione, il deprezzamento dell’euro e l’emissione di titoli sopra la pari (cioè con un valore di collocamento superiore all’importo nominale finale).

Le opposizioni hanno comunque dato una lettura negativa del dato diffuso dalla Banca d’Italia. Il capogruppo di Forza Italia alla Camera Renato Brunetta ha ironizzato con il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan: ”Ma il debito non doveva stabilizzarsi e diminuire? Bugie”, ha scritto. ”Renzi peggio di Tsipras”, ha ribadito il suo collega al Senato, Maurizio Gasparri seguito da molti interventi critici di parlamentari dello stesso partito. All’attacco anche il leader della Lega, Matteo Salvini: “Ma come, non andava tutto bene, dall’Euro, al lavoro, alle tasse? Ruspe sul governo”.

(di Corrado Chiominto/ANSA)

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