Governo, dal caos del Campidoglio al giallo di Palermo

Nasce il Crocetta ter, varata giunta 'tecnica'

ROMA. – Il giallo di Palermo piomba sul tavolo della politica come un macigno e minaccia di rilasciare una scia di veleni dagli effetti destabilizzanti. C’è l’enigma della frase choc che sarebbe stata pronunciata dal medico personale di Rosario Crocetta su Lucia Borsellino (”va fatta fuori come il padre”), intercettata dai carabinieri e che il governatore della Sicilia sostiene di non aver sentito, e soprattutto c’è la smentita della Procura di Palermo secondo cui tale frase non sarebbe agli atti. E c’è infine la conferma dell’ Espresso secondo cui essa è contenuta in documenti secretati.

Un groviglio di interrogativi che ha scatenato una tempesta che ha comunque l’effetto di logorare rapporti politici già molto usurati. Le parole del medico Matteo Tutino e i presunti silenzi di Crocetta hanno scatenato una serie di reazioni di grande asprezza, dal capo dello Stato ai presidenti delle Camere e a Matteo Renzi (tra i primi a telefonare a Laura Borsellino per esprimerle solidarietà).

In particolare il Pd, con il vicesegretario Lorenzo Guerini, ha manifestato ”ribrezzo” per i silenzi del governatore e, con Luigi Zanda, bollato come ”ributtanti” le parole di Tutino. A caldo, mentre Crocetta si autosospendeva dalla presidenza della Regione, il Pd ha fatto filtrare anche l’intenzione di presentare una mozione di sfiducia contro il governatore nel caso dovessero mancare le sue dimissioni. Ma un po’ tutte le forze politiche, da destra a sinistra, hanno avanzato critiche e conclusioni analoghe.

Tuttavia le dichiarazioni del procuratore di Palermo Francesco Lo Voi nel giro di poche ore hanno mutato parzialmente il clima, inducendo il governatore siciliano a parlare di ”metodo Crocetta” escogitato per ”ammazzarlo”. Forse ha ragione Fabrizio Cicchitto quando dice che a Palermo ”qualcuno bara”, ma sul terreno restano comunque le profonde ferite aperte dal caso: è difficile immaginare una ricucitura dello strappo tra Crocetta e Pd e dei rapporti con la figlia del giudice Borsellino che – dopo aver lasciato la giunta – ha fatto sapere che la famiglia diserterà le celebrazioni in ricordo dell’attentato che gli costò la vita.

Restano nell’aria sospese una serie di domande che, come dice Rosy Bindi, segnalano l’ insopportabile degrado dell’etica pubblica e la necessità di rispondere al perché la Borsellino sia stata costretta a rinunciare all’incarico di assessore alla sanità. Una vera bomba ad orologeria per Renzi che già deve fare i conti con il caos del Campidoglio.

Qui l’intesa con il sindaco Marino sembra ancora in alto mare, ma il vero punto politico è la lenta emorragia di consensi che ha colpito il partito di maggioranza. Tornare a nuove elezioni, a Roma come in Sicilia, rappresenta per il segretario-premier un rischio perché potrebbe significare consegnare le due amministrazioni nelle mani dei 5 stelle. Ma anche trovare soluzioni-ponte può dare la sensazione di uno sbandamento in netto contrasto con il decisionismo che il Rottamatore mostra alla guida dell’esecutivo.

Per Renzi si pone in altre parole il tema di trovare una volta per tutte un assetto nuovo e stabile per il Pd, in vista dell’assemblea di sabato. Ma è almeno dubbio che ciò possa passare per il programma di governo: le riforme rappresentano le fondamenta della ripresa economica, però in vista delle elezioni amministrative della prossima primavera (con test importanti nelle principali città italiane) serve certamente qualcosa di più sul fronte interno. Ecco spiegata l’importanza delle trattative in corso con la sinistra dem e del rinnovamento d’immagine che Renzi vuole realizzare con una ”narrazione” più adeguata di che cosa stanno facendo governo e partito.

La riforma del Senato, con il ritorno ad una forma di elettività su base regionale, rappresenta il banco di prova di questa strategia: l’impressione è che stavolta il Rottamatore non possa forzare più di tanto la mano. La sostituzione della sinistra con i verdiniani potrebbe causare pesanti contraccolpi a catena.

Silvio Berlusconi sembra rendersene conto quando, attraverso i suoi ambasciatori, cerca di riaprire un negoziato: allargare il perimetro della maggioranza sulle riforme gli consentirebbe di sterilizzare la dissidenza di Verdini, di riproporsi come padre della nuova Costituzione e di aiutare Renzi a mascherare le eventuali defezioni di dissidenti dem. Non proprio un Nazareno 2 ma una trattativa istituzionale utile, nell’ottica del Cavaliere, a lanciare quella ”Casa della speranza” che dovrebbe essere guidata da gente che non viene dalla politica e rappresentare la cerniera tra le tante destre attualmente in campo (Salvini, Fitto, Verdini e Meloni).

(di Pierfrancesco Frerè /ANSA)

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