Venezuela: scende sotto i 50 dollari il prezzo del barile di greggio

Pubblicato il 17 luglio 2015 da redazione

petrolio

CARACAS – La tendenza si mantiene. Il prezzo del greggio venezuelano, anche questa settimana, ha subito una lieve flessione ed è stato quotato sotto i 50 dollari il barile. Un prezzo promedio di 49,89 dollari (una perdita di 0,81 centesimi di dollaro), ad essere precisi.

Non è stato solo il greggio venezuelano a manifestare la tendenza alla contrazione. Ad esempio, il WTI, negli Stati Uniti, è sceso da 53,24 a 52,06 dollari il barile ed il Brent da 57,87 a 57,93 dollari

Diversi i fattori che stanno stabilizzando al ribasso le quotazioni. Anzitutto, il livello delle scorte in America resta alto, anche se in calo di 4,3 milioni di barili nella settimana conclusasi al 10 luglio scorso a 461,4 milioni di barili. I serbatoi di Cushing, in Oklahoma, l’hub più grande degli USA, segnala il terzo rialzo settimanale consecutivo del livello delle scorte a 57,1 milioni di barili.

Nemmeno il primo calo complessivo delle scorte americane dopo 3 settimane ha rianimato i prezzi, anche perché il Dipartimento dell’Energia di Washington ha chiarito che esso sarebbe stato frutto di un’accelerazione del processo di raffinazione. In sostanza, una parte maggiore del greggio depositato presso i serbatoi è stato raffinato per essere venduto, facendo intravedere un possibile aumento dell’offerta sul mercato.

Più in generale, però, è la sovrapproduzione globale a determinare il clima ribassista, specie dopo che l’Iran ha concluso l’accordo con le altre potenze nucleari del pianeta, che entro la fine dell’anno porterà all’eliminazione delle sanzioni contro le sue esportazioni, comprese quelle di greggio. Il paese potrebbe estrarre entro la metà del 2016 500 mila barili in più al giorno, un milione di barili in più entro la fine dell’anno prossimo o nei primi mesi del 2017, con ogni probabilità, tornando ai livelli produttivi pre-embargo del 2011.

In assenza di segnali evidenti di una crescita altrettanto vigorosa dei consumi, è improbabile che le quotazioni possano risalire, per quanto gli effetti del caso Iran si dovrebbero avvertire solo agli inizi del prossimo anno. Sarà anche per questo che il governatore della Bce, Mario Draghi, abbia ribadito alla conferenza stampa post-board dell’altro giorno che l’inflazione si terrà bassa anche nei mesi prossimi.

Pesa, infine, anche la forza del dollaro, anche se lo scivolamento dei prezzi delle ultime settimane è spiegale solo in parte con un suo rafforzamento.

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