Atene tra attesa e paura, il peggio deve ancora venire

janet_greek

ATENE. – Sotto la canicola gli ateniesi attendono l’ennesima giornata di passione osservando frotte di turisti sciamare dall’Acropoli a Syntagma. “Fino ad una settimana fa ce n’erano molti meno: sono arrivati appena è stato chiaro che la Grecia non sarebbe uscita dall’euro. Almeno per ora”, dice Eleni con un sorriso triste mentre attende che una comitiva di scandinavi alle prese con cappellini e ombrelli salga sull’autobus scoperto per il giro turistico.

A poche ore dal voto in Parlamento sulla seconda tranche di riforme – giustizia civile e banche – chieste dall’Europa per sbloccare i finanziamenti e ridare fiato ad un paese altrimenti morto, l’opinione più diffusa tra la gente è che nessuno sa davvero come andrà a finire. Neanche Tsipras può stare tranquillo, ti dicono tra i tavoli dei caffè: “domani potrebbe essere la sua Waterloo”.

Dunque si aspetta, tra rabbia e paura. Rabbia di esser finiti ancora una volta in un gioco più grande dove a pagare sono sempre e solo i più deboli; paura di non sapere come affrontare i mesi che verranno: “ora è pieno di turisti e i ragazzi riescono a fare qualche lavoretto sulle isole. Ma se torni ad ottobre saranno tutti disoccupati” afferma convito Demetrios davanti all’ingresso della metro in piazza Syntagma.

Eppure, a vederla con gli occhi del forestiero, Atene sembra una capitale come tante altre: traffico, rumori, facce e colori diversi che si mescolano, ristoranti e alberghi in cui entrano ed escono giovani pieni di piercing e donne in tailleur, uomini in giacca e cravatta che sfilano accanto a straccioni che chiedono l’elemosina senza neanche degnarli di uno sguardo.

Panagiotis il gioielliere in via Mitropoleos ha una sua teoria. “Quella che vedi – spiega al cronista – è una realtà virtuale. Si cerca di fare quel che si è sempre fatto, senza voltarsi indietro e senza guardare avanti. Finché dura va bene. Ma non c’è niente di vero. E’ tutta apparenza”. E allora qual è la realtà? Crhissa ha 53 anni e fa l’insegnante d’italiano, quando lavora; nel 2012 la sua famiglia ha toccato con mano cosa significa pagare il conto della crisi: “mio padre aveva tre fabbriche di mobili, ha tenuto fino alla fine ma poi ha dovuto chiudere. Sei famiglie sono rimaste senza lavoro”.

Nella sua casa sulla collina di Vironas si aspetta il voto di domani senza troppo speranza. “Temo che il peggio debba ancora venire: perché non sarà una riforma a farci più poveri ma la mancanza di un futuro. Questi ultimi cinque anni sono stati devastanti, i poveri sono diventati sempre più poveri e il ceto medio è caduto sempre più in basso. Ci sono un milione e mezzo di disoccupati e 3 milioni di nuovi poveri su una popolazione di 10 milioni di persone. Quasi la metà dei greci non ha nulla”.

Tutto ciò non lo vedi perché, dice Chrissa, “i greci sono orgogliosi. Nessuno ti dirà mai che è povero, che non ha i soldi per pagare la luce o per accendere il riscaldamento. Ma la realtà è questa”.

Il salario minimo d’ingresso, per un giovane sotto i 25 anni con 4 anni d’esperienza, è di 510 euro lordi. Che diventano 586 se si ha più di 25 anni. “Ma mi dici come fai a vivere con queste cifre?” chiede Crhissa spiegando dati e numeri: “120 euro ci vogliono per la luce, una cinquantina per il telefono e altrettanti per l’acqua. Poi bisogna mangiare e pagare l’affitto. Impossibile. E infatti più nessuno paga”.

Ippokratus è il grande viale che separa la zona bene di Kolonaki da Exarchia, il quartiere degli anarchici, che in realtà e anche un dedalo di stradine piene di gente e di vita. Al ‘K Vox’, il centro culturale occupato nel 2012, la rabbia contro Tsipras e Syriza è stampata sui muri e nei manifesti che invitano a scendere nuovamente in piazza.

Il timore di molti è che ci saranno nuovi scontri ma per Hibai e Tina il problema non è questo. “Bisogna fermare questo ricatto impostoci dall’Europa – dicono – ed impedire al governo di svendere la Grecia, questo è il punto. E’ ora che paghi qualcun altro”. Cosa accadrà domani resta dunque un’incognita.

In tanti sono ormai convinti che Tsipras, anche se supererà il voto, potrebbe cadere presto. Ma tutti sanno che quelli che c’erano prima non hanno fatto certo di meglio. “Quelli più disperati e gli ignoranti votano Alba Dorata, che oggi è il terzo partito. E se cade Tsipras – scuote la testa Chrissa – potrebbero salire ancora. Ci mancano solo i fascisti”.

(dell’inviato Matteo Guidelli/ANSA)

Condividi: