Il richiamo dell’Isis sui lupi solitari in Europa

Pubblicato il 22 luglio 2015 da redazione

lupo-solitario

ROMA. – Da Londra a Boston, da Tolosa a Chattanooga, da Parigi a Brescia, passando per Bruxelles, Ottawa, Sidney o anche Sousse, in Tunisia. Si moltiplicano in Europa e in America i ‘lupi solitari’, i terroristi islamici ‘homegrown’, cioè cresciuti in casa, difficili da individuare perché non fanno parte di una organizzazione strutturata. Hanno iniziato a rispondere all’appello dell’Isis, che a gennaio aveva esortato i suoi simpatizzanti occidentali a “colpire i crociati nel loro territorio e ovunque si trovino”.

Ma la polizia, nel frattempo, si è attrezzata e sembra pronta a rispondere meglio alla sfida rispetto al passato. E’ l’ultimo di una lunga serie il caso di Brescia, dove sono stati arrestati Lassad Briki, un tunisino di 35 anni, e Muhammad Waqas, 27 anni, da lungo tempo in Italia e pronti secondo gli inquirenti a colpire la base militare di Ghedi e altri obiettivi come la stazione di Brescia.

Le intelligence dei paesi occidentali (o anche della Tunisia, uno dei principali ‘serbatoi’ di combattenti islamici) non hanno dubbi: difficilmente si arresterà il fenomeno, anche se la polizia e i servizi segreti sono sempre meglio attrezzati e iniziano ad infiltrare ambienti cresciuti finora senza nessun vero controllo. Gli arresti bresciani sono emblematici, in quanto frutto della collaborazione tra la Digos e la polizia postale, che sta scandagliando 24 per su 24 il web, il veicolo preferito dei jihadisti ‘homegrown’.

Il primo caso – devastante – di un gruppo di lupi solitari è stato probabilmente l’attentato su tre treni della metro e un autobus il 7 luglio 2005 a Londra: 56 morti e centinaia di feriti. Attraversando l’oceano, oltre 4 anni dopo ci fu la strage di Fort Hood, in Texas, il 5 novembre 2009, quando il maggiore Nidal Malik Hasan, 39 anni, uccise 13 militari e ne ferì una trentina. Poi i casi si sono moltiplicati.

Nel marzo 2012 Mohamed Merah, a Tolosa e a Montauban, uccide tre militari e quattro civili di origine ebraica della scuola Ozar Hetorah, prima di essere a sua volta ammazzato dalla polizia pochi giorni dopo, dopo ore di assedio nella sua casa di Tolosa. Il 15 aprile 2013, strage alla maratona di Boston. Due fratelli ceceni, Džochar e Tamerlan Carnaev, uccidono 3 persone e ne feriscono centinaia facendo scoppiare ordigni artigianali vicino al traguardo della gara, in pieno centro. Tamerlan viene fatto fuori dalla polizia, Džochar catturato e processato. Il 15 maggio di quest’anno è stato condannato a morte.

L’anno più devastante è il 2015. Si inizia a Parigi con la strage di Charlie Hebdo, il 7 gennaio, e quella del supermercato Kasher di Montrouge, nella banlieue della capitale, l’indomani. Gli autori sono ‘homegrown’: i fratelli Kouachi, nel primo caso, Amedy Coulibaly, nel secondo. La polizia per un certo periodo li aveva tenuti sotto controllo, e poi, ritenendoli poco pericolosi, aveva lasciato perdere.

Poi la Tunisia, l’unico paese ad essere ‘sopravissuto’ alla primavera araba, paga un pesante prezzo: il 18 marzo 24 persone, tra cui 21 turisti, muoiono al museo del Bardo, mentre il primo luglio Abu Yahya al-Qayarawani uccide 38 occidentali, tra cui 30 turisti britannici, all’hotel Riu Imperial Marhaba.

Infine Chattanooga: l’Fbi ha detto che considera il killer un “estremista violento cresciuto in casa”. Muhammad Youssef Abdulazeez, un 24enne di origini kuwaitiane, poi freddato dalla polizia, ha ucciso 5 Marine nella base militare del Tennessee il 16 luglio.

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