Grecia: verso prestito ponte. Tsipras, allarme migranti

Migrants from Syria and Afghanistan arrive on an overcrowded dinghy from the Turkish coasts to the Greek island of Lesbos, Monday, July 27, 2015. (ANSA/AP Photo/Santi Palacios)
Migrants from Syria and Afghanistan arrive on an overcrowded dinghy from the Turkish coasts to the Greek island of Lesbos, Monday, July 27, 2015. (ANSA/AP Photo/Santi Palacios)
Migrants from Syria and Afghanistan arrive on an overcrowded dinghy from the Turkish coasts to the Greek island of Lesbos, Monday, July 27, 2015. (ANSA/AP Photo/Santi Palacios)

ROMA. – La corsa di Alexis Tsipras per chiudere l’accordo con i creditori in tempo per la scadenza del 20 agosto, quando Atene deve oltre tre miliardi alla Bce, si scontra con lo scetticismo di Berlino, da dove emergono vari segnali di cautela. Ma per il premier greco ‘piegato’ dalla troika, alla frustrazione di un’economia paralizzata dalle restrizioni economiche si aggiunge l’emergenza-immigrazione: l’agenzia europea Frontex segnala arrivi record a luglio nelle coste elleniche e Tsipras lancia l’allarme: “siamo lasciati soli”.

“E’ il momento di vedere se la Ue è la Ue della solidarietà o quella in cui ciascuno cerca di proteggere le sue frontiere”, dice Tsipras chiedendo una maggior condivisione nella gestione degli afflussi di migranti nei barconi, con 50.000 arrivi in Grecia nel solo mese di luglio che portano il totale ufficiale calcolato da Frontex a oltre 130.000 da inizio anno. “Gli afflussi vanno oltre quello che le nostre infrastrutture sono in grado di gestire”, dice Tsipras mentre alcune isole fanno i conti con arrivi continui, fra emergenza umanitaria e stagione turistica a rischio.

Frontex e Commissione Ue invocano un appello agli Stati dell’Ue, quelli chiamati effettivamente a decidere: perché l’operazione Poseidon funzioni anche in Grecia e Ungheria mancano personale tecnico e mezzi. L’esecutivo europeo – dice la portavoce per l’immigrazione Natasha Bertaud – dovrebbe sbloccare la prima rata (3%) degli aiuti ad Atene per fronteggiare la crisi dei migranti la prossima settimana su un totale di 426 milioni nel periodo 2014-20, ma si tratta di briciole rispetto alla fuga in atto da Medio Oriente e Nord Africa. Una “crisi all’interno della crisi”, la definisce il leader di Syriza mentre proseguono i negoziati per sbloccare gli 86 miliardi del terzo salvataggio della Grecia.

E’ in programma una teleconferenza fra i 28 rappresentanti del Comitato economico e finanziario, quello che prepara i lavori per i ministri delle Finanze, puntando a una bozza di accordo entro l’Eurogruppo del 14 agosto. Ma la fretta di Atene, dettata dalla scadenza con la Bce e dai tempi tecnici per l’approvazione parlamentare dell’accordo in Grecia, Germania e in altri paesi, si scontra con lo la freddezza di Berlino: meglio un nuovo prestito ponte, prolungando la trattativa di due o tre settimane, perché “trovare un accordo su un quarto delle riforme richieste e rinviare il resto all’autunno è troppo poco”, riferisce all’Handelsblatt una fonte governativa.

Mentre la borsa chiude in rialzo (dopo il crollo di inizio settimana), Atene rimborsa interessi al Fmi e colloca bond agevolmente, è il segnale che, dietro le quinte, trovare la quadra per il salvataggio è una strada in salita. Molte le divisioni: sulle pensioni, in particolare, e sulle banche, il cui congelamento di fatto sta strozzando le imprese e aggrava la recessione e la deflazione che dura da oltre due anni, certificata oggi dall’ufficio statistico.

Per ricapitalizzare le banche, Atene vorrebbe usare fare leva su metà dei 50 miliardi del suo fondo privatizzazioni, evitando la clausola del bail-in. Ma Bruxelles e Francoforte non sembrano esser d’accordo e preferirebbero usare i soldi del salvataggio.

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