Il Governo rilancia sulle riforme, ma la minoranza Pd non ci sta

L'aula del Senato a Palazzo Madama. REUTERS/Alessandro Bianchi
L'aula del Senato a Palazzo Madama. REUTERS/Alessandro Bianchi
L’aula del Senato a Palazzo Madama. REUTERS/Alessandro Bianchi

ROMA. – Il governo ci riprova e sulle riforme tenta un’ennesima mediazione subito respinta dalla minoranza Dem. Il compito lo affida al ministro dell’Agricoltura Maurizio Martina e al sottosegretario Luciano Pizzetti che, con una lettera aperta al “Corriere della Sera”, proprio come aveva fatto qualche giorno fa l’ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, non solo difendono il ddl Boschi, ma suggeriscono una via d’uscita dall’empasse: inserire in Costituzione il principio dell’elettività dei senatori (come chiede la minoranza Dem).

Ma a due condizioni: la prima è che non si tocca l’articolo 2 del testo che è il cuore della riforma (la modifica può essere inserita nell’art. 10 o nel 35). La seconda è che i senatori saranno sempre e comunque consiglieri regionali, da eleggersi durante le Regionali, magari con un listino ad hoc come propongono Zanda e Ncd.

Il tentativo è respinto con forza dai leader della minoranza Pd al Senato, Miguel Gotor e Vannino Chiti. Il primo, afferma che si tratta della stessa identica proposta di mediazione avanzata in Commissione Affari Costituzionali e come tale “già respinta”. Il senatore sottolinea come di fatto si configuri sempre un’elezione di secondo grado che non c’entra nulla con la battaglia che i dissidenti portano avanti da mesi. Insomma, afferma il bersaniano Gotor, più che una “mediazione”, quella di Martina e Pizzetti è un “aggiramento”.

L’idea di un listino “a scorrimento con una quota di candidati al Consiglio regionale da dirottare preventivamente verso il Senato – avverte – è un modo con cui il “gran nominatore” dei deputati può mettersi d’accordo con i cacicchi locali dicendo loro: voi fate la lista per il Consiglio regionale con chi volete, ma il “listino” dei senatori lo scelgo io, stabilendo l’ordine d’ingresso”. Analogo, il ragionamento di Chiti che, dopo aver definito “un pasticcio” il Lodo, ribadisce come l’unica via d’uscita sia quella di rimettere mano all’art.2. “E’ come se volessero navigare ‘per buscar’ l’India e si ritrovassero in America”, commenta Chiti.

Una presa di posizione che irrita i vertici del partito. Debora Serracchiani chiede se vogliono votare “insieme a Razzi”. Mentre Lorenzo Guerini avverte: “Ok dialogo ma non si riparta da zero”. E se altri della minoranza Dem alla Camera usano toni più soft, come Cesare Damiano riconfermato alla presidenza della Commissione Lavoro, che si appella all’unità del partito e difende l’idea del “listino”, nell’opposizione il livello dello scontro con il governo resta alto.

Il presidente dei deputati FI Renato Brunetta si appella a Mattarella affinché valuti il da farsi visto che il governo “non ha più la maggioranza”. Gli emendamenti contro la riforma, ricorda, sono stati firmati da circa 176 senatori e la maggioranza assoluta a Palazzo Madama è di 161. Anche se il suo omologo al Senato Paolo Romani tende una mezza mano assicurando che “lo scoglio del Senato elettivo può essere superato”.

Martina e Pizzetti, dopo il “no” di Gotor e Chiti tornano a difendere il loro Lodo dicendo che in realtà la strada del listino “resta praticabile”; ma la tensione nel Pd è a livelli di guardia se subito dopo, a microfoni spenti, Dem al governo avvertono che la “vera battaglia” di fatto si gioca tutta sull’Italicum. “Nessuno di loro si placherà – assicurano i governativi – se non gli verrà concesso il premio alla coalizione anziché al partito”: Ma se Renzi cedesse sul punto, “sarebbe pazzo perché si rafforzerebbe il centrodestra e dentro casa avremmo subito una scissione”, come minacciato anche da Rosy Bindi in un’intervista a “Il Fatto Quotidiano”.

Nell’attesa di capire cosa accadrà a settembre, Renzi smentisce le voci secondo le quali lui starebbe tentando di far approdare la riforma direttamente in Aula senza aspettare che la Commissione, dove l’attendono più di 500mila emendamenti, ne concluda l’ esame. L’idea della “scorciatoia” non sembra abbia riscosso troppi consensi.

(di Anna Laura Bussa/ANSA)

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