Riforme: spettro di scissione nel Pd

Pubblicato il 13 agosto 2015 da redazione

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ROMA. – Lo spettro di una scissione nel Pd continua a tenere banco nel dibattito per la riforma del Senato mentre un nuovo tassello si potrebbe dover incastrare nel puzzle della ricerca dei voti per far passare la riforma costituzionale al Senato. Si chiama riforma della Giustizia e si declina con la riforma del processo penale che riparte a settembre.

Indiscrezioni rilanciate dal Corriere della Sera parlano di un Cavaliere intenzionato a mettere sul tavolo di un accordo con il Pd per la riforma del Senato una revisione delle questioni che più stanno a cuore agli azzurri. A partire dalle intercettazioni. Sono indiscrezioni ma che la tentazione sia aperta lo conferma una dichiarazione del senatore azzurro Lucio Malan che precisa: “Niente scambi ma buone riforme: sulla giustizia e sul Senato”. Noi, continua, “dobbiamo perseguire obiettivi che servono al paese. Non far fallire il governo” e sulla giustizia “serve un sistema che funzioni, che non penalizzi gli innocenti e che non consenta che le intercettazioni vadano a finire sui giornali”.

Ma che la partita possa essere riaperta e che addirittura possa essere merce di scambio per far passare la riforma del Senato è un’opportunità decisamente smentita dal responsabile giustizia del Pd, Davide Ermini. “Per il ruolo che ho – chiarisce – posso assicurare che non ci sono sentori di trattative sulla giustizia di nessun genere”, neppure in prospettiva: “Non c’è materia per alcuna trattativa e tanto meno di una trattativa che sia legata alle riforme” ribadisce.

Se mai dovesse aprirsi questa strada, non cambia il piano A degli azzurri: il pressing per ottenere una revisione della legge elettorale con l’obiettivo di introdurre il premio alla coalizione. E ovviamente, il Senato elettivo. “La maggioranza non può ignorare che su questo punto ci sono notevoli convergenze. La pausa ferragostana sia occasione di riflessione” esorta Maurizio Gasparri che avverte: “Il Senato, o va abolito del tutto, o, se deve rimanere sia pure con funzioni limitate, deve mantenere un suo radicamento popolare e democratico”.

E’ lo spettro di un fronte che pur di non darla vinta a Renzi sarebbe disposto ad abolire del tutto la seconda Camera. Il premier sembra invece pronto ad andare avanti dritto per la sua strada: non filtrano aperture verso la minoranza del partito e la direzione al momento è tracciata. Il Pd va avanti con la proposta senza mettere nel conto modifiche all’articolo 2 della riforma.

Ma il partito del dialogo cerca ancora di evitare lo scontro diretto. “Lasciamo da parte eccessi e protagonismi e alcune rigidità: un accordo è possibile” si augura il ministro Maurizio Martina, già promotore della proposta sul listino. “Dire che non si può ricominciare da capo a un metro dal traguardo non è mancanza di volontà è capire che sarebbe rischioso per il Pd di fronte al Paese” precisa però il Ministro che, dalle colonne de l’Unità avverte: “Questo clima mi preoccupa, la scissione sarebbe un fallimento”.

Gli risponde il senatore della minoranza Pd, Federico Fornaro: “è con lo stesso spirito costruttivo che abbiamo presentato il documento dei 25 senatori, anche se invece del confronto siamo stati oggetto di accuse più o meno velate di voler far cadere il Governo e di fare accordi sottobanco con FI”. In questo clima il M5s non intende dare il destro a nessuno continua a stare sul piede di guerra. “Renzi e Berlusconi fanno solo finta di lasciarsi e riprendersi. Il patto del Nazareno è più vivo che mai” taglia corto il capogruppo alla Camera, Giorgio Sorial.

(di Francesca Chiri/ANSA)

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