Fed: si avvicina l’aumento dei tassi, ma preoccupa il caso Cina

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NEW YORK. – Le ”condizioni” per un aumento dei tassi di interesse, il primo dal 2006, si avvicinano, anche se l’inflazione, il dollaro forte e gli sviluppi in Cina ”preoccupano”. La Fed si lascia la porta aperta per una stretta gia’ a settembre, anche se secondo gli analisti, sono cauti: Janet Yellen & Co attenderanno ancora, probabilmente dicembre. Wall Street riduce le perdite dopo i verbali della riunione del 28-29 luglio della banca centrale. Verbali che sono stati pubblicati con un quarto d’ora di anticipo, per la rottura dell’embargo da parte di un’agenzia.

Chiusura in territorio decisamente negativo invece per le piazze europee che, sulla scia delle tensioni in Cina che hanno innescato una fuga di capitali dai mercati emergenti, chiudono tutte in rosso. Milano perde l’1,77% ma e’ Francoforte la maglia nera d’Europa, con un -2,14%.

”Molti” all’interno della Fed ”ritengono che le condizioni per una stretta non sono ancora state raggiunte, ma si stanno avvicinando” afferma la Fed nei verbali, sottolineando che c’e’ accordo sul fatto ”ulteriori informazioni sull’outlook sono necessarie prima di decidere” un aumento dei tassi. Solo un membro del Fomc – l’organo decisionale della Fed – riteneva che una stretta potesse essere decisa gia’ in luglio: ”ha mostrato pero’ la volonta’ di attendere ulteriori informazioni”.

Nessuna indicazioni precisa arrivera’ quest’anno da Jackson Hole, durante l’annuale simposio della Fed, usato spesso come palco per spianare la strada per le mosse di politica monetaria: il presidente Janet Yellen non partecipera’ all’evento. A non ritenere il momento adatto a una stretta del costo del denaro e’ il presidente della Fed di Minneapolis, Narayana Kocherlakota. Intervento sul Wall Street Journal spiega come ”alzare i tassi ora sarebbe un errore. Con un’inflazione cosi’ bassa, tassi piu’ alti spingerebbero l’economia lontano dagli obiettivi della Fed per i prezzi e l’occupazione”.

L’inflazione resta infatti debole: le prospettive sono state riviste al ribasso dalle Fed, e i dati di luglio mostrano un aumento dei prezzi dello 0,1%, il piu’ basso degli ultimi tre mesi. A pesare sono le basse tariffe aeree e il calo dei prezzi del petrolio. Le quotazioni del greggio hanno perso dall’inizio dell’anno il 30% e oggi il petrolio ha archiviato la seduta a New York in calo del 4,50% a 40,70 dollari al barile.

Nel valutare le prossime mosse la Fed deve tenere conto di vari fattori, fra i quali la Cina e la svalutazione dello yuan, che fa salire il dollaro. Un rallentamento materiale dell’economia cinese – afferma la Fed – potrebbe porre rischi all’economia americana. Se i rischi legati alla Grecia sono diminuiti, ”solleva delle preoccupazioni” la possibilita’ di ricadute negative da una piu’ lenta crescita della Cina.

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