Confindustria vede rosa, mezzo milione di posti in 2 anni

Giorgio Squinzi, presidente di Confindustria, durante l'assemblea dell'Unione industriale di Torino "RESHORING: Il ritorno della produzione in Italia" presso Alenia a Caselle, Torino, 11 settembre 2015 ANSA/ ALESSANDRO DI MARCO
Giorgio Squinzi, presidente di Confindustria, durante l'assemblea dell'Unione industriale di Torino "RESHORING: Il ritorno della produzione in Italia" presso Alenia a Caselle, Torino, 11 settembre 2015 ANSA/ ALESSANDRO DI MARCO
Giorgio Squinzi, presidente di Confindustria, durante l’assemblea dell’Unione industriale di Torino “RESHORING: Il ritorno della produzione in Italia” presso Alenia a Caselle, Torino, 11 settembre 2015 ANSA/ ALESSANDRO DI MARCO

ROMA. – Migliora lo scenario economico delineato da Confindustria: il Centro studi rialza le stime del Pil per il 2015 e per il 2016, indicando una crescita dell’1% quest’anno e dell’1,5% il prossimo (dalle precedenti stime di giugno, +0,8% e +1,4%). E, di pari passo con il prodotto interno lordo, sale l’occupazione: tanto che, è la previsione del Csc, lo stesso biennio 2015-2016 vedrà la creazione di quasi mezzo milione di posti di lavoro. Sulla spinta delle misure messe in campo dal governo: sgravi contributivi e Jobs act. Anche se resta da colmare la perdita rispetto al periodo pre-crisi.

E sullo sfondo dei dati macro tiene banco la partita contrattuale, con un botta e risposta con la Cgil. Quanto all’andamento del mercato del lavoro, per l’esattezza, secondo il Csc “il biennio previsivo si chiuderà con 278mila occupati in meno rispetto a fine 2007, ma con +494mila rispetto al 2014”. In diminuzione, contestualmente, il tasso di disoccupazione, le cui stime anche in questo caso risultano migliori rispetto alle precedenti di giugno, pur continuando a viaggiare su due cifre: nel 2015 sarà in media del 12,2% e scenderà all’11,8% nel 2016 (le precedenti erano 12,3% e 12%).

L’1% di crescita nel 2015 e l’1,5% nel 2016 “sono un buon risultato” rispetto alla “serie lunga di numeri negativi” negli anni “drammatici” della crisi, “ma dobbiamo puntare più in alto” e “dobbiamo tornare a crescere ad almeno il 2%” l’anno: rimarca il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, convinto che l’Italia possa “farcela” continuando sulla strada delle riforme e delle misure interne, visto che oggi “l’aumento del Pil è quasi interamente spiegato da fattori esterni favorevoli”.

A partire dal calo del prezzo del petrolio, dai minori tassi di interesse e del cambio dell’euro.
Dunque, l’economia italiana “sta ripartendo ma ha bisogno di un forte slancio che può provenire solo da politiche e provvedimenti ambiziosi. A cominciare dalla legge di stabilità” in cantiere, dice Squinzi, tornando a sostenere l’azione del governo: “Ha già preso una serie di misure positive e annunciato che ne varerà delle altre molto rilevanti”. A suo avviso, la legge di stabilità “può essere un veicolo straordinario” per rafforzare il sostegno agli investimenti; per consolidare la riduzione del costo del lavoro e il sostegno all’occupazione; per affrontare la “fragile” condizione di liquidità finanziaria delle imprese.

Ma queste settimane sono decisive anche per un’altra questione aperta: quella sui contratti, che vede in campo sia una serie di rinnovi da chiudere sia la definizione con i sindacati delle nuove regole, su cui Confindustria spinge. La Cgil si dice pronta a discutere per un nuovo modello ma viale dell’Astronomia deve rinnovare i contratti aperti, afferma il segretario confederale Nino Baseotto, aprendo la Conferenza di organizzazione del sindacato guidato da Susanna Camusso. Una partita in cui “in realtà – ha detto riferendosi a Confindustria – c’è solo l’obiettivo della riduzione dei salari”.

Pronta la replica di Squinzi: “Sanno benissimo che non è questo il nostro obiettivo. Non vogliamo ridurli, ma non possiamo neanche distribuire ricchezza senza prima averla creata”. E, ripete, “non vogliamo bloccare i rinnovi contrattuali, ma vogliamo fare subito nuove regole che aiutino ad agganciare la ripresa”. All’inizio della prossima settimana dovrebbe partire il tavolo tecnico tra Confindustria, Cgil, Cisl e Uil.