Cuba e Usa, banco di prova per la geopolitica di Francesco

A vintage cars rushes by a billboard with the portrait of Pope Francis in Havana, Cuba, 18 September 2015, on the eve of the upcoming visit of the Pope to the island. Pope Francis will visit Cuba from 19 to 22 September 2015. EPA/ALEJANDRO ERNESTO
A vintage cars rushes by a billboard with the portrait of Pope Francis in Havana, Cuba, 18 September 2015, on the eve of the upcoming visit of the Pope to the island. Pope Francis will visit Cuba from 19 to 22 September 2015.  EPA/ALEJANDRO ERNESTO
A vintage cars rushes by a billboard with the portrait of Pope Francis in Havana, Cuba, 18 September 2015, on the eve of the upcoming visit of the Pope to the island. Pope Francis will visit Cuba from 19 to 22 September 2015. EPA/ALEJANDRO ERNESTO

CITTA’ DEL VATICANO. – Sono due i banchi di prova che attendono papa Francesco, a stretto giro, nelle prossime settimane. Nel Sinodo dei vescovi di ottobre un severo test riguarderà le sue prospettive pastorali per la famiglia, su cui molto ha investito del suo carisma papale, nello stretto varco tra spinte innovatrici e resistenze della conservazione. Ma già nel viaggio di dieci giorni che lo porterà prima a Cuba e poi negli Stati Uniti, la verifica interesserà tutta la geopolitica di Bergoglio, capace in questi due anni e mezzo di pontificato di riportare la Chiesa cattolica tra le voci più ascoltate nel panorama delle relazioni internazionali.

Proprio Cuba è l’esempio del “peso” diplomatico assunto dalla Santa Sede con Francesco, la cui mediazione è stata determinante nello storico disgelo che ha portato Washington e l’isola comunista alla riapertura delle rispettive ambasciate. “Concretamente sono venuti qui in Segreteria di Stato per porre le firme nei due rispettivi documenti davanti al Segretario di Stato quasi come garante della parola che si erano scambiato tra loro”, ha rivelato oggi a Tv2000 il sostituto della Segreteria di Stato, mons. Angelo Becciu, già nunzio a Cuba, spiegando che “il Papa ha incantato i rappresentanti del popolo cubano e americano”, perché “sono loro che hanno chiesto al Pontefice di farsi garante di questo desiderio di parlarsi, dialogare e incontrarsi”.

Bergoglio arriva sull’isola – dove oltre al presidente Raul Castro incontrerà con tutta probabilità anche l’anziano ‘lider maximo’ Fidel – mentre è ancora aperta una questione centrale della distensione, la fine dell’embargo Usa, che vede favorevole il presidente Obama mentre il Congresso ancora resiste. La Santa Sede ripete la sua posizione contraria all’embargo, e lo farà di nuovo col Papa durante il viaggio nei due Paesi. Ma si è lasciato intendere che a Cuba non mancherà di portare riservatamente sul tavolo dei colloqui anche istanze, di carattere umanitario, che riguardano esponenti della dissidenza (oltre 3.500 detenuti, ma non dissidenti, sono stati liberati in un indulto in vista della visita papale), oltre alle esigenze su un clima di libertà per l’attività della Chiesa cattolica.

I tanti fronti dell’attività diplomatica vaticana nell’era di Francesco confluiranno poi nelle tappe statunitensi del viaggio, in particolare nelle visite alla Casa Bianca e al Congresso a Washington – Bergoglio sarà il primo Papa a parlare al Parlamento Usa – e in quella all’Onu a New York per i 70 anni dell’organizzazione. Il dramma delle migrazioni, problema epocale dei nostri tempi; la pace globale messa sempre più a rischio da una “terza guerra mondiale combattuta a pezzi” – copyright papa Francesco -; l’avanzare del terrorismo fondamentalista contro cui la comunità internazionale è tuttora restia a reagire in maniera univoca e a trovare soluzioni; il riscaldamento globale che ha come principali vittime le popolazioni più povere, mentre sono in vista appuntamenti decisivi come la conferenza di Parigi sul clima; non ultimo il martirio dei cristiani cacciati dal Medio Oriente, terra dove il cristianesimo è nato: sono tutti temi che troveranno spazio nei colloqui di Francesco, sia con Obama che all’Onu, e nei suo discorsi nelle prestigiose assise che lo attendono nella capitale americana e al Palazzo di Vetro.

In una telefonata con Abu Mazen, tra l’altro, Francesco ha espresso preoccupazione per l’escalation di violenze sulla Spianata delle Moschee a Gerusalemme e per il possibile “conflitto religioso”, dicendo che negli Usa parlerà anche della situazione nei luoghi santi. Ma se un asse si è già stabilito con Obama, che l’ha ringraziato per l’azione svolta per il disgelo con L’Avana e ha citato la sua enciclica nel momento di proporre una svolta senza precedenti sul clima, Francesco troverà anche un’opinione pubblica non tra le più favorevoli, che non ha esitato ad attaccarlo per le sue dure critiche al capitalismo nella Laudato si’ e non solo, mentre il cattolicesimo Usa non è affatto entusiasta del suo profilo poco agguerrito sui temi pro-life.

Saprà Bergoglio riconquistarne i consensi? Lo si vedrà soprattutto nella tappa finale di Filadelfia, dove all’Incontro mondiale delle Famiglie il Papa entrerà direttamente proprio nei temi di quel Sinodo di ottobre che lo attende, anch’esso, come uno degli snodi decisivi di tutto il pontificato.

(Fausto Gasparroni/Ansa)

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