Mostre: a New York il laboratorio di Andrea del Sarto

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NEW YORK. – Entrare nel laboratorio di un maestro del Rinascimento, conoscere i garzoni che gli facevano da modelli, ammirarne la perizia della mano, l’immediatezza del tratto, attraverso i disegni preparatori e tre grandi dipinti provenienti dai maggiori museo di tutto il mondo.

Andrea del Sarto, contemporaneo di Leonardo e Donatello, Michelangelo, Raffaello, Parmigianino e Tiziano, ma di loro meno famoso a livello internazionale, diventa il protagonista di una mostra alla Frick Collection di New York che guida i visitatori nella bottega del pittore fiorentino. La mostra è stata organizzata dalla Frick con il Getty Museum di Los Angeles.

“Il fascino dei disegni deriva in gran parte dalla capacità di trasportare al momento della creazione artistica, quasi come se fosse permesso di stare alle spalle del maestro mentre cattura l’intuizione della mente in una rappresentazione fisica su carta. Farlo con un artista vissuto 500 anni fa è ancora più straordinario”, hanno osservato Timothy Potts e Ian Wardropper, i direttori dei due musei nella prefazione del catalogo.

Attivo a Firenze tra 1510 e 1530, Andrea del Sarto contribuì a una rivoluzione artistica che chiamiamo Rinascimento. La mostra include 50 dei 180 disegni superstiti nel mondo e tre quadri, uno dei quali, la Sacra Famiglia Medici dalla Galleria Palatina di Palazzo Pitti, per l’occasione è stato esaminato all’infrarosso, “rivelando che il lavoro a matita proseguiva per Del Sarto anche sopra la tela”, ha spiegato Julian Brooks, il curatore della mostra, a cui hanno contribuito con generosità i musei italiani: gli Uffizi con 18 disegni, la Palatina anche con un san Giovanni Battista. Il terzo quadro, esposto nella Sala Ovale del museo fondato dal magnate dell’acciaio Henry Frick, è il Ritratto di Giovane datato al 1517-18 della National Gallery di Londra.

Secondo Brooks, che ha lavorato per cinque anni a questa mostra, “è impressionante pensare che l’ultima volta che questi fogli sono stati assieme è stato probabilmente nella bottega del maestro”. L’obiettivo è ridargli la statura che aveva agli occhi dei contemporanei. Del Sarto, che per allievi ebbe Jacopo Pontormo e Rosso Fiorentino, fu danneggiato dal giudizio che diede di lui un terzo discepolo, Giorgio Vasari. Nelle “Vite”, dopo averlo lodato come “senz’errori”, lo criticò come debole e ipotizzò che avrebbe superato Raffaello se non fosse stato per la moglie che, sempre Vasari, lo costrinse a perdere opportunità e a rappresentarla troppo frequentemente nei suoi quadri.

(Alessandra Baldini/Ansa)