Strage a corteo per la pace con curdi ad Ankara

Pubblicato il 10 ottobre 2015 da redazione

Bodies of victims are covered with flags and banners as police officers secure the area after an explosion in Ankara, Turkey, Saturday, Oct. 10, 2015.  (ANSA/AP Photo/Burhan Ozbilici)

Bodies of victims are covered with flags and banners as police officers secure the area after an explosion in Ankara, Turkey, Saturday, Oct. 10, 2015. (ANSA/AP Photo/Burhan Ozbilici)

ISTANBUL. – Turchia sotto shock per un sanguinoso attacco terroristico nella capitale Ankara. A tre settimane dalle cruciali elezioni politiche, due esplosioni hanno colpito una folla che si stava radunando per partecipare a una manifestazione per la pace, chiedendo la fine del conflitto con il Pkk curdo.

Secondo il bilancio fornito dal ministero dell’Interno le violente esplosioni, avvenute intorno alle 10 nei pressi della stazione ferroviaria, hanno causato 30 morti e 126 feriti.

Lo stesso ministero l’ha definito un “attacco alla pace e alla democrazia in Turchia”.

Indagini sono state avviate per chiarire se sia trattato di un attentato kamikaze, come suggerito da alcuni media e ipotizzato da Kemal Kilicdaroglu, leader del principale partito di opposizione, il socialdemocratico Chp.

Il premier turco Ahmet Davutoglu ha subito convocato una riunione d’emergenza sulla sicurezza, mentre i principali leader politici hanno interrotto la loro campagna elettorale per recarsi sul luogo dell’attacco.

La manifestazione per la pace è stata annullata e gli organizzatori hanno chiesto ai partecipanti e a quelli che stavano arrivando da altre città di tornare a casa nel timore di nuovi attentati.

“Stiamo assistendo a un enorme massacro. È una continuazione di quelli di Diyarbakir e Suruc”, ha denunciato il leader del partito filo-curdo Hdp, Selahattin Demirtas, riferendosi all’attentato a un suo comizio a Diyarbakir alla vigilia del voto di giugno, in cui morirono 2 persone, e a quello del 20 luglio a Suruc, con 33 attivisti diretti a Kobane uccisi da un kamikaze dell’Isis.

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