“La Germania comprò i voti per i Mondiali del 2006”

Pubblicato il 16 ottobre 2015 da redazione

World Cup organising committee chief Franz Beckenbauer showcases the golden football developed especially for the final of the upcoming World Cup in front of Berlin's Brandenburg Gate, Germany Tuesday 18 April 2006.  ANSA/PEER GRIMM

World Cup organising committee chief Franz Beckenbauer showcases the golden football developed especially for the final of the upcoming World Cup in front of Berlin’s Brandenburg Gate, Germany Tuesday 18 April 2006.
ANSA/PEER GRIMM

ROMA – Nove anni dopo il Mondiale 2006 organizzato dalla Germania e vinto dall’Italia, lo scandalo Fifa raggiunge il calcio tedesco. A denunciarlo è lo Spiegel.

Attraverso l’uso di fondi neri, il comitato organizzatore del mondiale tedesco, allora presieduto dall’icona del calcio nazionale Franz Beckenbauer, avrebbe comprato i 4 voti decisivi in seno al comitato esecutivo della Fifa, con la quale la Germania superò 12 a 11 il Sud Africa e si aggiudicò la realizzazione dell’edizione 2006. Nella votazione, il membro neozelandese Charles Dempsey sorprendentemente si astenne.

Non sono tempi felici per l’immagine della Germania. Dopo lo scandalo Volkswagen dei motori diesel truccati, che ha colpito l’orgoglio dell’industria automobilistica tedesca, la più importante del paese, ecco un’altra tegola che cade su una federazione calcistica che peraltro al momento si fregia del titolo di campione del mondo.

Se le accuse verranno confermate, sarà una brutta botta. I condizionali sono d’obbligo, perché tutto si fonda su un’inchiesta del settimanale di Amburgo, che nella sua anticipazione non ha citato fonti.

C’è però agli atti un comunicato del presidente della federazione calcio tedesca (Dfb), Wolfgang Niersbach, nel 2006 vice di Beckenbauer nel comitato organizzatore, che ammette irregolarità in un pagamento alla Fifa di 6,7 milioni di euro.

La cifra è importante perché, secondo lo Spiegel, i fondi neri vennero creati attraverso una donazione privata, avvenuta prima del voto decisivo del 6 luglio 2000, di 10,3 milioni di marchi svizzeri (allora 13 milioni di marchi tedeschi) da parte del capo di Adidas Robert Louis-Dreyfus.

Quando nel 2005 Louis-Dreyfus chiese i soldi indietro, il comitato organizzatore trovò il modo di restituire di nascosto il denaro.

Il settimanale cita documenti confidenziali, che certificherebbero il passaggio di 6,7 milioni di euro dal comitato organizzatore tedesco a un conto ginevrino della Fifa e, da qui, a quello di Zurigo di Louis-Dreyfus. Come causale, un’invenzione: il pagamento di una quota per la cerimonia di inaugurazione all’Olympiastadion di Berlino.

Fu una bella edizione, quella tedesca: oltre all’organizzazione perfetta, la Germania riuscì a dare di sé un’immagine moderna, di un paese aperto e ospitale, stretto attorno alla sua nazionale multietnica e capace di sorridere anche di fronte alla sconfitta più amara, quella sul campo con gli Azzurri nella semifinale di Dortmund.

Ora anche quelle magiche notti estive tedesche potrebbero essere cancellate da uno scandalo.

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