Incontro sorpresa Putin e Assad a Mosca. Primo viaggio all’estero del rais dal 2011

Pubblicato il 22 ottobre 2015 da redazione

A picture made available on 21 October 2015 shows Russian President Vladimir Putin (R) shaking hands with Syrian President Bashar al-Assad during their meeting at the Kremlin in Moscow, Russia, 20 October 2015. EPA/ALEXEY DRUZHINYN/RIA NOVOSTI/POOL

A picture made available on 21 October 2015 shows Russian President Vladimir Putin (R) shaking hands with Syrian President Bashar al-Assad during their meeting at the Kremlin in Moscow, Russia, 20 October 2015. EPA/ALEXEY DRUZHINYN/RIA NOVOSTI/POOL

MOSCA. – Assad è volato segretamente a Mosca per stringere la mano all’alleato Vladimir Putin e discutere con lui della situazione in Siria. L’incontro a sorpresa tra i presidenti siriano e russo è avvenuto l’altro ieri sera ed è durato più di tre ore, ma il Cremlino ne ha dato notizia solo ieri mattina, quando Bashar al Assad era già tornato in patria.

La visita in Russia è la prima del leader siriano all’estero da quando, nel 2011, è scoppiata la guerra civile: segno che i raid aerei lanciati da Putin tre settimane fa hanno reso il discusso presidente siriano sufficientemente sicuro di sè da poter lasciare il paese almeno per un breve periodo.

Ma la trasferta russa di Assad è anche un modo con cui il Cremlino mette in risalto agli occhi dell’Occidente il proprio ruolo di attore imprescindibile per risolvere la questione siriana. E potrebbe anche rappresentare l’inizio di una nuova fase del progetto diplomatico di Putin per il paese mediorientale.

A farlo pensare sono le stesse parole dello ‘zar’, secondo cui la Russia è pronta a “dare il proprio contributo non solo nelle azioni belliche di lotta al terrorismo ma anche durante il processo politico”.

E “naturalmente – precisa sempre il leader del Cremlino – in contatto stretto con altri paesi del mondo e della regione che sono interessati a una soluzione pacifica del conflitto”, nonché “con la partecipazione di tutte le forze politiche, e di tutti i gruppi etnici e religiosi”.

Anche Assad ha auspicato “passi politici”, ma nel vertice di ieri c’è chi vede una conferma dell’appoggio russo al despota siriano e chi invece ipotizza l’avvio di una ‘exit strategy’ con un periodo di transizione di sei mesi che porterebbe Assad fuori dal palazzo presidenziale.

In ogni caso sembra che per Mosca la composizione della crisi siriana debba includere, almeno in un primo tempo, proprio il ‘rais’ di Damasco e oggi i russi hanno subito chiarito di voler “sostenere anche in futuro le autorità legittime siriane nella lotta al terrorismo”.

Il piano di Putin si sviluppa di pari passo con le incursioni dei suoi jet e con il rafforzamento della presenza militare sulla costa siriana: elementi questi che mettono la Russia in una posizione di forza in vista di future trattative sul destino della Siria con i paesi occidentali e con le potenze regionali nemiche del governo di Damasco come Turchia e Arabia Saudita.

Il prossimo appuntamento per cercare un compromesso è fissato per domani, quando il ministro degli Esteri russo Serghiei Lavrov incontrerà a Vienna il segretario di Stato americano John Kerry e i capi delle diplomazie di Ankara e Riad.

Intanto l’intervento dell’aviazione russa – sommato al sostegno di combattenti iraniani e di miliziani di Hezbollah arrivati dal Libano – sta dando una grossa mano alle truppe siriane, al punto che, come sottolinea il ministro della Difesa russo Serghiei Shoigu, “sono passate dalla difesa all’offensiva”. Secondo il ministro, i governativi “hanno liberato una parte del proprio territorio che era sotto il controllo dell’Isis”: il nemico dichiarato dalla Russia come obiettivo del suo intervento.

Anche se l’Occidente accusa Mosca di aiutare con i suoi raid il regime di Assad prendendo di mira l’opposizione siriana sostenuta dagli Usa e di aver ucciso anche dei civili. Al Cremlino, tra strette di mano e sorrisi trasmessi dalla tv russa, Assad ha espresso la sua “enorme gratitudine” per l’aiuto fornitogli da Mosca e ha dichiarato senza mezzi termini che se non fosse stato per la Russia di Putin, lo Stato islamico e gli altri gruppi terroristici che operano in Siria avrebbero “occupato territori molto più vasti”.

Da parte sua il presidente russo ha evidenziato che la lotta al “terrorismo internazionale” viene portata avanti dalla Russia anche per difendere se stessa, visto che sono “almeno 4.000” le persone provenienti dai paesi dall’ex Urss che combattono per l’Isis e per altri gruppi terroristici: “Noi naturalmente – ha dichiarato Putin – non possiamo permettere che costoro, dopo essersi addestrati e aver combattuto e dopo essere stati condizionati ideologicamente, ricompaiano in territorio russo”.

(Giuseppe Agliastro/Ansa)

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