Conto alla rovescia sul clima, tra un mese il summit Onu

Pubblicato il 29 ottobre 2015 da redazione

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ROMA. – Scatta il conto alla rovescia per la conferenza Onu sul clima. A Parigi dal 30 novembre i decisori mondiali sono chiamati a raggiungere un accordo che consenta di porre un argine al cambiamento climatico e scongiurare i suoi effetti più devastanti sul Pianeta.

L’obiettivo è condiviso – contenere l’aumento delle temperature entro i 2 gradi centigradi per evitare l’impennata di eventi estremi e l’innalzamento del livello del mare – ma il come sembra ancora tutto da decidere.

È un’impresa difficile, quella di trovare una sintesi tra le 195 nazioni partecipanti, e su cui non sono arrivati i progressi sperati dal vertice preparatorio della scorsa settimana a Bonn.

Nella capitale francese saranno presenti almeno 80 leader politici, dal presidente Usa Barack Obama a quello cinese Xi Jinping, al primo ministro indiano Narendra Modi.

A confermarlo, nei giorni scorsi, il ministro degli Esteri francese Laurent Fabius, spiegando che a differenza dell’inconcludente summit di Copenaghen del 2009, quando i capi di Stato e di governo intervennero alla fine dei negoziati, a Parigi saranno presenti il primo giorno per dare un “impeto politico all’inizio”.

Lo stesso Fabius, in un’audizione all’Europarlamento, ha ammesso che “molti nodi rimangono aperti” nel testo di 50 pagine in discussione, e ha elencato tre condizioni necessarie perché il vertice abbia successo: fissare a 1,5-2 gradi l’aumento massimo delle temperature entro la fine del secolo, con una clausola che permetta di valutare e rivedere gli impegni ogni 5 anni; siglare un accordo che sia “giuridicamente vincolante”; e raccogliere 100 miliardi di dollari, da parte dei Paesi ricchi, per la riduzione della CO2 e l’adattamento ai cambiamenti climatici nei Paesi più poveri.

A guardare al summit sono le imprese, in primis quelle energetiche che saranno più direttamente coinvolte dalle decisioni prese, ma anche le associazioni ambientaliste, che chiedono un’intesa ambiziosa, e la Chiesa cattolica, con la pesante enciclica “Laudato Si'” di Papa Francesco e l’appello dei vescovi mondiali per “un accordo equo, giuridicamente vincolante e generatore di un vero cambiamento”.

Poi c’è la comunità scientifica. Quella che da anni mette in guardia sulle conseguenze del surriscaldamento della Terra, dallo scioglimento dei Poli alla desertificazione, dalla crisi dell’agricoltura alla perdita di biodiversità.

E anche quella che ora mette in dubbio l’efficacia degli impegni inviati all’Onu da 155 Paesi. L’ultimo allarme in questo senso è arrivato dal Joint Research Centre della Commissione Ue secondo cui, se anche tali impegni fossero rispettati, l’aumento delle temperature globali sarebbe di 3, non 2, gradi centigradi.

(di Laura Giannoni/ANSA)

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