La disoccupazione ai minimi dal 2013

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ROMA. – Cala, per il terzo mese consecutivo, il tasso di disoccupazione, che a settembre segna l’11,8%, il livello più basso da gennaio 2013. In discesa anche per i giovani tra i 15 e i 24 anni, per i quali si attesta al 40,5%. Il numero degli occupati, invece, diminuisce dello 0,2% rispetto al mese di agosto, ma sale dello 0,9% rispetto ad un anno fa, come segnala l’Istat.

Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, rimarca che “le ferite sociali, a partire dagli insostenibili indici di disoccupazione, assumono talvolta caratteri di emergenza” ed auspica che “ci sia uno sforzo comune perché ci sia la possibilità di recuperare lavoro per tutti”.

Il governo, intanto, evidenzia gli effetti delle norme messe in campo: “Il Jobs act ha restituito credibilità a livello internazionale, ma soprattutto ha creato opportunità e posti di lavoro stabili. E’ la volta buona, l’Italia riparte”, commenta il premier Matteo Renzi, pur riconoscendo che “molto” resta “da fare, ancora. Ma non dimentichiamo dove eravamo”, con la disoccupazione – ricorda – al 13%.

I dati “confermano un miglioramento strutturale” del mercato del lavoro “sotto il profilo della quantità e della qualità”, afferma il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti.

Critici, invece, i sindacati, perché dalle stime Istat (i dati sono provvisori) emerge anche un aumento degli inattivi, coloro che non hanno un lavoro né lo cercano. “Più che una macchina da corsa, il Jobs act si conferma un’utilitaria che ha bisogno di molta manutenzione”, torna ad attaccare la Cgil. La Uil parla di dati “sconfortanti”. La Cisl raccoglie subito le parole del capo dello Stato.

Oltre alla riforma del lavoro, a spingere le assunzioni sono anche gli sgravi contributivi (totali e per tre anni) entrati in vigore con la scorsa legge di stabilità, su cui però non si può contare all’infinito, torna ad ammonire il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan: “Il bonus assunzioni – dice – verrà prorogato” per il 2016, “ma non potrà durare in eterno”.

Questi incentivi per le assunzioni a tempo indeterminato dal prossimo anno passano, infatti, ad uno ‘sconto’ del 40% per 24 mesi, per andare poi ad esaurirsi nel 2018.

Tornando alle stime Istat, nei dodici mesi, ossia nel confronto tra settembre 2015 e settembre 2014, il numero dei disoccupati diminuisce di 264mila unità, con un calo pari all’8,1%, (-35mila, invece, sul mese, pari al -1,1%) e gli occupati aumentano di 192mila (+0,9%) ma nel confronto con il mese precedente calano di 36mila (-0,2%).

Un andamento legato all’aumento congiunturale degli inattivi (53mila in più, +0,4%). Ed è proprio questo l’aspetto su cui insistono i sindacati, insieme al carattere dell’occupazione.

L’Istituto di statistica, infatti, dopo la crescita osservata dall’inizio dell’anno ad agosto (+284mila dipendenti), a settembre stima una diminuzione dei dipendenti di 26mila unità (-0,2%) e a calare sono soprattutto gli assunti a tempo indeterminato, 21mila in meno (-0,1%), nel confronto con il mese precedente.

Nei dodici mesi il saldo resta comunque ampiamente positivo con 220mila dipendenti in più (+1,3%), dei quali 113mila sono ‘permanenti’ (+0,8%) e 107mila con contratti a termine (+4,6%).

“Siamo lontanissimi dai livelli pre-crisi”, commenta il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso. “Il mercato del lavoro è ancora instabile”, aggiunge il segretario confederale Serena Sorrentino: “Calano gli occupati, le nuove assunzioni restano prevalentemente a scadenza, crescono gli inattivi e, a fronte di una diminuzione della disoccupazione, aumenta il ricorso agli ammortizzatori sociali”.

Critica anche la Uil: “L’aumento dell’inattività e il calo congiunturale dell’occupazione, su cui ha pesato la diminuzione dei contratti a tempo indeterminato, sono elementi preoccupanti”, afferma il segretario confederale Guglielmo Loy. “La questione occupazionale è la prima emergenza da affrontare con interventi mirati sia sul piano delle scelte di Governo, sia sul piano di nuove relazioni industriali”, sottolinea il numero uno della Cisl, Annamaria Furlan.

Si dice certo di “un “dato positivo a fine anno”, il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi.