Cina, ecco la ricetta di Xi: crescita al 6,5% e riforme

Pubblicato il 03 novembre 2015 da redazione

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PECHINO. – Crescita a “non meno” del 6,5% all’anno per i prossimi cinque anni, promessa di riforme “in vari settori” e richiesta della “collaborazione da parte del resto del mondo”. Così il segretario del Partito Comunista Cinese e presidente della Repubblica Popolare Xi Jinping ha sintetizzato i risultati del cosiddetto “quinto plenum”, la recente riunione del comitato centrale che ha approvato il piano quinquennale per il periodo 2016-2020.

Il leader cinese, riferisce l’agenzia Nuova Cina, ha parlato alla Seconda Conferenza ‘Capire la Cina’ che si è tenuta da domenica scorsa a oggi a Pechino in maniera semiclandestina anche se, precisa l’agenzia, vi hanno preso parte personalità come “l’ex-premier di Singapore Goh Chol Tong e l’ex-premier australiano Kevin Rudd”.

Xi ha sottolineato che senza una crescita di almeno il 6,5% all’anno non sarà possibile raggiungere l’obiettivo fissato dal cc di un raddoppio in termini assoluti del Prodotto Interno Lordo (Pil) e del reddito pro capite entro il 2020. Il reddito pro capite dei cinesi è oggi di 7800 dollari all’anno (contro i 55 mila degli Usa e i 36 mila del Giappone), precisa Nuova Cina.

Questo ritmo di sviluppo, ha proseguito Xi, “aiuterà a migliorare il livello di vita della popolazione in modo che possa davvero trarre beneficio dal successo del Paese nel costruire una società moderatamente prospera”. Nei prossimi anni lo sviluppo dovrà puntare “non solo sul ritmo ma anche sul volume e soprattutto sulla qualità della crescita”, ha concluso il numero uno cinese.

Negli anni precedenti era lo stesso comitato centrale ad annunciare il tasso di crescita “desiderato” dal gruppo dirigente e in seguito questo veniva confermato in primavera dall’Assemblea Nazionale del Popolo, l’organismo legislativo che si attiene rigidamente alle indicazioni dei leader del partito unico.

Il fatto che il tasso sia stato annunciato personalmente dal ‘numero uno” conferma l’accentramento del potere politico nelle mani di Xi Jinping, che secondo alcuni osservatori sarebbe il leader cinese più forte dopo Mao Zedong, il fondatore della Repubblica Popolare, e Deng Xiaoping, l’iniziatore delle riforme che hanno portato la Cina ad essere la seconda economia del mondo.

Xi Jinping ha fatto riferimento alla necessità di “cambiare rapidamente il sistema di registrazione delle famiglie”, vale a dire ad abolire il famigerato “hukou”, il permesso di residenza che spacca in due il Paese tra chi vive in città e chi vive nelle campagne. Il sistema dell’ “hukou” ha sfavorito negli anni della crescita gli immigrati dalle campagne in città, che sono stati i “soldati semplici” del boom economico dei tre decenni passati.

Il leader cinese ha anche ricordato l’abbandono della politica del figlio unico, in vigore dal 1979, decisa dal cc. Questa decisione, ha chiarito, potrà portare a “ridurre la pressione di una popolazione che sta invecchiando e a incrementare la forza lavoro”. “Continueremo – ha proseguito – ad approfondire le riforme in varie aree, a rimanere sulla strada di uno sviluppo pacifico e di una strategia di apertura, (in modo che) il mondo ne tragga beneficio”.

Gli obiettivi del 13/mo piano quinquennale “non possono essere realizzati senza una sostanziale cooperazione dal resto del mondo”. Xi JInping ha anche ricordato l’importanza dell’iniziativa chiamata “one belt one road”, nota anche come “nuova via della seta terrestre e marittima”, volta a “far rivivere le vecchie vie di commercio tra Asia, Africa ed Europa” con “proposte inclusive per sviluppare la domanda e l’occupazione” nei Paesi interessati.

(di Beniamino Natale/ANSA)

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