Evo Morales, alla Conferenza del clima sarà battaglia per Madre Terra

Pubblicato il 06 novembre 2015 da redazione

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ROMA. – Un tribunale internazionale per chi inquina, redistribuzione dei crediti climatici dai Paesi ricchi a quelli poveri: Evo Morales, il combattivo presidente della Bolivia, in visita a Roma, promette che alla vicina Conferenza dell’Onu sui cambiamenti climatici a Parigi il suo Paese darà battaglia, si farà portavoce dei “popoli” che non hanno voce in capitolo, in nome della “difesa di Madre Terra”.

Una battaglia, questa, nella quale Morales sente di avere dalla sua parte anche Papa Francesco, che nella recente enciclica “Laudato Sii” ha lanciato un appello a difendere l’ambiente, “casa comune dell’Umanità” e a cambiare modello di sviluppo a favore dei poveri. Papa che il leader boliviano ha definito “vero fratello”, che “non dimentica mai di pregare per i popoli” e che “mette in discussione le politiche capitalistiche”.

A questo proposito, a una domanda sulle polemiche suscitate dal crocefisso a forma di falce e martello da lui donato al Pontefice in occasione del loro incontro in Bolivia, Morales ha dichiarato che “Cristo è stato il primo socialista al mondo e ha lottato per la dignità e l’uguaglianza degli uomini”.

“Francesco – ha detto – ha capito la situazione”. Le proposte sul clima, che Morales definisce forti e vincolanti, prenderanno la forma di una risoluzione alla Conferenza di Parigi (Cop21) del 30 novembre-11 dicembre. E hanno già riscosso, ha spiegato Morales, l’approvazione del segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon. Sono frutto di una dichiarazione, suddivisa in 12 punti, elaborata dalla Conferenza mondiale dei Popoli sui Cambi climatici tenutosi sotto i suoi auspici il 10-12 ottobre a Tiquipaya, in Bolivia.

Fra i punti più importanti, oltre a un rifiuto dello spirito del profitto e del “sistema capitalista” come modelli che impediscono un vero cambio di marcia, si chiede che chi inquina e contribuisce al surriscaldamento dell’atmosfera, per malafede o per incuria, sia deferibile a un tribunale internazionale ad hoc. E si prospetta un sistema di compensazioni sui “debiti climatici” accumulati dai Paesi più ricchi a favore di quelli più poveri.

L’istanza di un cambiamento a livello globale “non viene dalla Bolivia, ma da tutti i popoli della Terra”, ha aggiunto Morales, che nella sua visita romana di poche ore, ha avuto un breve incontro con i presidenti del Senato, Pietro Grasso, e della Camera, Laura Boldrini, nonché con una delegazione di Rifondazione comunista e con il deputato di M5S Alessandro Di Battista.

Se non si correrà ai ripari, ha fatto capire Morales, sarà la stessa umanità a subirne le conseguenze: “L’uomo non può fare a meno della madre terra, mentre la madre terra può vivere benissimo senza l’Uomo”, ha detto il leader socialista ripetendo uno slogan a lui caro. A questo proposito ha fatto un accenno all’emergenza migranti, che ha definito “sfollati vittime delle guerre e rifugiati dei disastri climatici”.

La breve tappa romana, in cui Morales è stato insignito di un dottorato honoris causa in comunicazione sociale all’università La Sapienza – “un riconoscimento che rafforza la lotta del popolo boliviano”, ha detto nella sua lectio magistralis -, è stata inserita in un tour diplomatico di nove giorni in Europa. Che, dopo i due giorni trascorsi in Germania dove ha incontrato la cancelliere Angela Merkel, lo porta in Francia, per un incontro col presidente François Hollande, in Irlanda e in Spagna.

La Bolivia – ha spiegato Morales – è ben disposta ad accogliere investimenti europei ed è assolutamente bisognosa di tecnologia. “Chiediamo però che il sostegno europeo sia all’insegna della solidarietà”, a prezzi sostenibili per un Paese che – ha ricordato – nei quasi 10 anni della sua presidenza ha acquisito un tasso di crescita del 5%, il più alto in America Latina e il secondo più alto nel Continente americano. Un Paese che aspira ad essere un modello sostenibile per tutti i Paesi in via di sviluppo, che ha tagliato di un quarto la povertà e di quasi la metà quella estrema.

(di Fabio Govoni/ANSA)

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