La Francia bombarda Raqqa, diluvio di fuoco sull’Isis

Pubblicato il 15 novembre 2015 da redazione

Indian Muslims and children hold candles and slogans against ISIS as they organize a candle light vigil for the victims of the deadly terrorist Paris attacks in Bhopal, India, 15 November 2015. EPA/SANJEEV GUPTA

Indian Muslims and children hold candles and slogans against ISIS as they organize a candle light vigil for the victims of the deadly terrorist Paris attacks in Bhopal, India, 15 November 2015. EPA/SANJEEV GUPTA

ROMA.- Diluvio di fuoco su Raqqa, la ‘capitale’ dell’Isis in Siria, da dove era partito l’ordine del Califfo Abu Bakr al-Baghdadi di attaccare Parigi e dove si sono addestrati gli attentatori che hanno sconvolto l’Europa. Francois Hollande ieri aveva annunciato che la vendetta della Francia sarebbe stata “spietata”. E ha mantenuto la promessa.

Almeno trenta raid aerei hanno messo in ginocchio la città siriana nelle ultime ore. Dodici jet francesi – guidati da dati di intelligence Usa e in coordinamento con gli americani – hanno scatenato l’inferno colpendo i centri di comando, di addestramento e reclutamento dello Stato islamico assieme ad altri obiettivi “nevralgici” dei jihadisti.

La città è avvolta in una palla di fuoco, hanno testimoniato gli attivisti sul terreno, ed è saltata del tutto la corrente. Dopo le rivendicazioni dell’Isis, si è saputo che è stato al-Baghdadi in persona ad ordinare di colpire i Paesi “nemici”, creando un’unità specifica per la pianificazione degli attacchi terroristici all’estero. E Baghdad aveva avvertito della minaccia “imminente” Parigi, Teheran e Washington 24 ore prima della mattanza nella capitale francese.

Rivelazioni che fanno tremare le mura delle cancellerie occidentali, ma anche quelle russe e iraniane, finite nel mirino dei jihadisti che da mesi promettono di portare la guerra in casa degli “infedeli” che li stanno cacciando indietro in Siria e Iraq.

Secondo le informazioni dei servizi segreti iracheni rivelate all’AP, il gruppo di fuoco per colpire Parigi “era composto da 24 elementi, 19 con il compito di effettuare gli attentati, addestrati a Raqqa, e altri 5 per il coordinamento e la logistica”: in altre parole individuare i nascondigli e procurare armi ed esplosivi. Lo ‘squadrone della morte’ dell’Isis ha poi preso contatto con una “cellula dormiente” d’Oltralpe, che ha “facilitato il compimento della missione”.

Il ministro degli Esteri di Baghdad, Ibrahim al Jaafari, ha precisato che l’Iraq ha informato della minaccia imminente al più tardi giovedì scorso non solo la Francia ma anche l’Iran e gli Stati Uniti, e che il ‘warning’ “riguarda tutti i Paesi europei” della coalizione anti-Isis. “Ma non ci hanno ascoltato”, ha commentato Baghdad.

Dagli Usa funzionari di intelligence hanno confermato che al Baghdadi ha ordinato la creazione di un dipartimento dell’Isis che ha il compito specifico di colpire all’estero, “in particolare in Europa occidentale e negli Stati Uniti”.

Mentre in Gran Bretagna gli esperti anti-terrorismo hanno evidenziato il possibile legame operativo e strategico tra gli attentati di Parigi, i kamikaze che qualche giorno prima hanno fatto strage a Beirut – 41 morti nel più sanguinoso attentato della storia recente libanese – e la bomba che si ipotizza l’Isis sia riuscito a piazzare a bordo dell’aereo russo schiantatosi in Sinai due settimane fa.

Fonti dell’intelligence francese si sono difese affermando che “minacce di attentati imminenti arrivano ogni giorno”. L’ultima, più clamorosa, a metà settembre, quando il premier iracheno Abadi aveva paventato un attentato imminente nelle metro di Parigi e New York. In quel caso era sembrato un falso allarme, ma quello di giovedì scorso ha spezzato le vite di almeno 129 persone, in gran parte ragazzi e ragazze.

Gli 007 francesi ora rischiano di finire davvero nella bufera. Dovranno chiarire, loro e tutte le intelligence europee, come lo ‘squadrone della morte’ jihadista sia riuscito a penetrare nelle maglie della sicurezza europea.

Degli 8 terroristi entrati in azione a Parigi – il numero è stato fornito dall’Isis stesso nella sua rivendicazione del massacro – almeno quattro sono presunti ‘foreign fighter’. Tre francesi e un belga. Potrebbero essersi mescolati al fiume di centinaia di migliaia di migranti in fuga dalla guerra siriana.

Anche se questa rischia di essere una falsa pista, creata ad arte dal Califfo per minare la politica europea di accoglienza dei rifugiati già al centro di un furioso scontro tra e all’interno dei Paesi Ue.

Clamorose le scivolate di queste ore sul caso del “passaporto egiziano trovato accanto a un kamikaze dello Stade de France”. Il documento appartiene infatti ad un ragazzo originario di Alessandria d’Egitto che ha la sola colpa di avere la passione per il calcio. “Non è un kamikaze, ma un ferito”, anche gravemente, ha tuonato l’ambasciata egiziana in Francia.

C’è poi il “passaporto siriano”, con i dati personali di un certo Ahmad Almohammad. Il passaporto non è stato rilasciato da Damasco, spiegano gli 007 Usa. Forse acquistato in Turchia. Ahmad sbarca in Grecia il 3 ottobre a Lero, ma è costretto a riprendere un barcone per arrivare a Kalymnos (diverse miglia più a sud), perché il traghetto della Blue Star Ferries non parte per il Pireo in quei giorni.

Infine Atene (il 6 ottobre), la Serbia (il 7) e il giorno dopo la Croazia. Poi è scomparso. E’ uno dei terroristi di Parigi o un’ignara pedina della guerra militare e politica di Baghdadi contro i suoi “nemici”?

(di Claudio Accogli/ANSA)

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