9 studenti su 10 non vogliono far vincere la paura dopo gli attentati di Parigi

Pubblicato il 19 novembre 2015 da redazione

Spectators embrace each other as they stand on the playing field of the Stade de France stadium at the end of a friendly soccer match between France and Germany in Saint Denis, outside Paris, Friday, Nov. 13, 2015. (AP Photo/Christophe Ena)

Spectators embrace each other as they stand on the playing field of the Stade de France stadium at the end of a friendly soccer match between France and Germany in Saint Denis, outside Paris, Friday, Nov. 13, 2015. (AP Photo/Christophe Ena)

ROMA. – Non vincerà la paura: nove studenti su 10 non hanno intenzione di cambiare le proprie abitudini dopo i drammatici attentati di Parigi. E’ quanto emerge da una web survey di Skuola.net che ha coinvolto circa 2200 studenti, dalle scuole medie alle superiori.

Soltanto 1 ragazzo su 10 dichiara di essere fortemente spaventato nello svolgere le proprie attività quotidiane: gli altri vanno avanti senza battere ciglio, o quasi. Oltre 1 su 3 non prova alcuna insicurezza, mentre più di 1 su 2, pur avendo qualche timore, porta avanti la propria vita senza cedere.

Ma la quotidianità tra i banchi di scuola ha risentito degli attentati in Francia? Certamente si è sentito il bisogno di confrontarsi e di parlarne: ben il 90% racconta infatti di essere stato coinvolto in riflessioni in classe sul tema. Cosa che non è successa ai tempi della strage di Charlie Hebdo, quando ben il 44% di 9mila studenti raccontava di non aver neanche sfiorato l’argomento.

Gite all’estero o a Roma sono evitate dalla scuola secondo quasi il 20% dei ragazzi intervistati e un altro 6% racconta che lascerà perdere ogni tipo di visita di istruzione. Qualcosa sembra essere cambiato negli equilibri in classe. Un teen su 5, tra quelli che hanno compagni di scuola musulmani, racconta di aver avvertito una certa tensione dopo la terribile notte di Parigi, assente in precedenza.

Se la stragrande maggioranza dice di avere buoni rapporti quotidiani a scuola con i coetanei fedeli all’Islam, circa il 9% racconta di entrare spesso in conflitto per la diversa mentalità e 1 su 10 li vede poco interessati a fare gruppo con la classe. Un altro 5% confessa che gli altri studenti tendono a emarginarli.

Al di fuori dai cancelli di scuola, buona parte dice poi di non frequentarli: o perché non si è in confidenza (38% circa) o addirittura per opposizione delle reciproche famiglie (6%). In questa situazione, i ragazzi sembrano aver bisogno di capire di più e la scuola si è impegnata per aiutarli. La quasi totalità del campione, circa il 90%, afferma, infatti, di aver parlato di quanto accaduto a Parigi soprattutto attraverso discussioni in classe con insegnanti e compagni.

Un dibattito stimolante, visto che circa il 70% aggiunge di aver cercato in autonomia ulteriori informazioni sulla cultura islamica e sulle tensioni internazionali legate al terrorismo: circa la metà di questi in maniera più attenta, il resto solo curiosando qua e là.

E se la paura non paralizza, l’effetto Parigi è addirittura quello di non voler rinunciare a feste e simboli religiosi tradizionali. La maggioranza dei teenager, il 56%, rivendica forte e chiaro il suo diritto all’identità. Solo il 15% del campione complessivo vorrebbe eliminare crocifisso o presepe dal proprio istituto. Eviterebbe poi la celebrazione scolastica delle feste religiose (Natale o Pasqua, ad esempio) il solo 3%.

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