Criminalità primo problema per le famiglie, mai così temuta

Pubblicato il 19 novembre 2015 da redazione

Un fermo immagine mostra il tentativo di sventare una rapina da parte di Anatoliy Korol, il muratore eroe ucciso lo scorso settembre in un supermercato a Castello di Cisterna nel Napoletano. ANSA/

Un fermo immagine mostra il tentativo di sventare una rapina da parte di Anatoliy Korol, il muratore eroe ucciso lo scorso settembre in un supermercato a Castello di Cisterna nel Napoletano.
ANSA/

ROMA. – Spaventati dalla criminalità, diffidenti verso gli altri, esasperati da traffico e smog. Il rapporto Istat sulla soddisfazione dei cittadini descrive gli italiani come un popolo in trincea.

Il giudizio medio sulle condizioni di vita resta stabile a 6,8 su dieci nel 2015, invariato dal 2012, e ci sono progressi nella situazione economica, ma oltre quattro famiglie su dieci si sentono minacciate dalla criminalità nella zona in cui abitano.

Non sono mai state così tante dall’inizio delle serie storiche, nel 1994. La sicurezza è diventata il problema principale, superando gli ingorghi stradali e l’inquinamento, che erano ai primi posti lo scorso anno.

PAURA IN CRESCITA. La quota delle famiglie che manifesta timori per la criminalità nel proprio quartiere aumenta di oltre dieci punti in un anno fino al 41,1%, segnando un nuovo record storico. Quello precedente, registrato nel 2008, era del 37%. Al tempo stesso crescono i nuclei che indicano problemi come il traffico (fino al 38,4%), la ricerca del parcheggio (37,3%) e lo smog (36,7%).

EMERGENZA ACQUA. Nel Mezzogiorno le difficoltà relative alla mobilità, tra parcheggi impossibili, ingorghi infernali e mezzi pubblici fantasma, e alla sporcizia delle strade sono percepite come superiori a quelli della criminalità. Un capitolo a parte riguarda l’acqua: il 40,2% delle famiglie meridionali non si fida a bere quella del rubinetto e sono in crescita, per la prima volta dal 2010, quelle che lamentano irregolarità nel servizio. Si tratta del 18,3%, quasi una su cinque.

MENO FIDUCIA NEGLI ALTRI. All’aumento delle preoccupazioni per il proprio quartiere, si associa un peggioramento della fiducia verso gli altri, dopo due anni di lieve crescita. Il 78,6% degli italiani con più di 13 anni pensa che “bisogna stare molto attenti” mentre appena il 19,9% ritiene che “gran parte della gente è degna di fiducia”. Calano inoltre le persone che credono probabile vedersi restituire il portafoglio smarrito da un vicino di casa (al 69,4%) o da uno sconosciuto (all’11,1%).

FORTI LEGAMI FAMILIARI. Gli estranei appaiono come una minaccia e così ci si rifugia negli affetti. Aumentano le persone contente delle proprie relazioni familiari – ambito verso il quale esprime soddisfazione il 90,9% degli italiani – e dei propri rapporti con gli amici. Sono positivi e in crescita anche i giudizi sul proprio tempo libero, più per gli uomini che per le donne. Ed è stabile all’81,2% la soddisfazione per la propria salute.

LA CRISI ALLENTA MORSA. Un altro aspetto in miglioramento è l’economia. Cresce infatti la quota di italiani soddisfatti della propria situazione economica, dal 43,4% del 2014 al 47,5% del 2015, il livello più alto da quattro anni. Inoltre la quota di famiglie che valuta invariata o in miglioramento la propria condizione, passa dal 52,1% del 2014 al 57,3% del 2015.

LAVORARE PIACE. La grande maggioranza di chi lavora è soddisfatto del proprio impiego. A dare giudizi positivi sono soprattutto le lavoratrici (con una quota del 76,5%, a fronte del 73,6% dei lavoratori). In generale, gli occupati risultano molto più soddisfatti di chi è alla ricerca di un posto delle proprie condizioni di vita (con un voto di 7 contro 6,1).

IMPRENDITORI E STUDENTI AL TOP. I livelli di soddisfazione più alti contraddistinguono i dirigenti, gli imprenditori e i liberi professionisti (7,2), insieme agli impiegati (7,1). Anche gli studenti risultano mediamente molto soddisfatti (7,2), mentre operai e lavoratori in proprio sono meno contenti (6,8). Il livello di soddisfazione generale cresce con il titolo di studio, passando da un punteggio di 6,4 tra chi ha solo la licenza elementare fino al 7,1 dei laureati.

(di Chiara Munafò/ANSA)

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