Inter: Mancini vince, ma Sacchi lo boccia

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MILANO. – L’Inter è in vetta da sola in classifica ma – per Arrigo Sacchi – è un primato senza qualità. Nel mirino, finisce ancora una volta il gioco dei nerazzurri, “dimostrazione di un calcio antico, rivisitato da una persona con idee chiare”.

Anche dopo il 4-0 al Frosinone, nella prima partita stagione in cui l’Inter è riuscita ad imporsi con un risultato rotondo, l’ex ct della Nazionale critica la prestazione dell’Inter immagine di un calcio che “in certe nazioni non sarebbe apprezzato”. “Va bene in un Paese come l’Italia, dove la vittoria è tutto”, dice. Secondo Sacchi, in Italia ci si concentra solo sul risultato, senza badare a tattica e qualità.

“In tanti Paesi – spiega l’ex ct ospite di un convegno all’ospedale di Vizzolo Predabissi – il calcio è uno spettacolo sportivo. Da noi, invece, non è uno spettacolo perché non c’é estetica, né uno sport perché non si rispettano le regole, come dimostrano i tanti scandali”.

Parole durissime verso l’Inter e verso il movimento calcistico generale. Già in passato l’ex ct è stato molto critico con il club nerazzurro, come quando dichiarò una vergogna il Triplete perché fu una conquista di giocatori stranieri. Questa volta, ne giudica il progetto tecnico e chi ne elogia il percorso.

Di certo il gioco dell’Inter non è entusiasmante e non ha gli stessi punti di forza, ad esempio, del Napoli diretta concorrente al titolo. Mancini ha fatto della compattezza e dell’efficacia difensiva la chiave per il successo, senza concentrarsi sulla qualità offensiva e del centrocampo.

L’Inter, infatti, ha segnato solo sedici gol finora. Uno in meno di quanti fatti solo dalla coppia Higuain-Insigne. Ma, almeno per ora, la strada scelta da Mancini sta portando frutti. E c’è chi, come Ancelotti, si complimenta: “Mi convincono la solidità e l’equilibrio”.

Merito soprattutto della gestione della rosa da parte del tecnico che ieri ha vinto l’ennesima scommessa, puntando su Jonathan Biabiany. Gol e tanta sostanza, per il francese che ha ripagato la fiducia del tecnico. E’ il riscatto di un giocatore che ha saputo aspettare, che ha risposto con la pazienza alla paura di non poter più scendere in campo per un’aritmia cardiaca.

L’acquisto di Biabiany è passato nel silenzio, lontano dai riflettori concentrati su colpi più onerosi, come Kondogbia e Jovetic. Mancini ha aspettato che ritrovasse la forma ideale e poi, a sorpresa, lo ha chiamato in causa. Un azzardo vinto, l’ultimo di una lunga serie che ha portato l’Inter in vetta da sola in classifica.

Mancini ha creato una squadra camaleontica. In tre mesi ha cambiato tredici formazioni e proposto cinque moduli diversi. Concede occasioni a tutti, indistintamente, ottenendo il massimo da ogni giocatore. Una ricetta che gli ha regalato il primato e, almeno per ora, il bel gioco può aspettare.

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