Putin e Erdogan, sfida tra zar e sultano su Assad

Putin e Erdogan
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MOSCA.- L’abbattimento di un caccia russo da parte di F16 turchi al confine con la Siria ha il sapore di una sfida inattesa che riporta quasi ai tempi degli imperi ottomano e russo, della ‘seconda’ e della ‘terza Roma’: quella del ‘sultano’ Erdogan allo ‘zar’ Putin, due uomini ‘forti’ con ambizioni neo imperiali a livello regionale, legati da forti interessi economici ma divisi dal futuro di Assad e della Siria.

Il duello, il primo tra un membro della Nato e la Russia dopo i raid di Mosca in Siria contro l’Isis, rischia di congelare le relazioni tra i due Paesi, che negli ultimi anni hanno rafforzato le loro relazioni commerciali ed energetiche superando una lunga storia di rivalità geopolitiche e religiose: dalla guerra di Crimea a quella russo-turca, dalla prima guerra mondiale alle rivendicazioni territoriali staliniane orientali al termine della della Seconda guerra mondiale, sino al conflitto congelato del Nagorno-Karabak e all’annessione della Crimea tatara.

“E’ stata una pugnalata alle spalle da parte dei complici del terrorismo”, ha denunciato Putin evocando forse non a caso l’immagine levantina del coltello e del colpo a tradimento. E, dopo le denunce velate dell’ultimo G20, ha accusato apertamente Ankara di offrire protezione armata ai militanti dell’Isis e sostegno economico con l’acquisto del loro petrolio, minacciando “conseguenze serie” nei rapporti bilaterali.

La prima è nel settore turistico: il ministro degli Esteri Serghiei Lavrov, dopo aver annullato la visita in Turchia, ha già sconsigliato ai connazionali di visitare il Paese ammonendo che la minaccia terroristica è analoga a quella esistente in Egitto. La seconda è militare: stop a tutti i contatti.

E rafforzamento della protezione contraerea, con i bombardieri scortati dai caccia e l’incrociatore Moskva più vicino alla costa di Latakia per colpire “qualsiasi pericolo potenziale”. Tra le prossime ritorsioni potrebbe esserci invece l’annullamento di vari accordi, da quello per una centrale nucleare a quello per il gasdotto Turkish Stream, che doveva trasformare la Turchia in un hub del gas russo nell’Europa sud-orientale.

Il Cremlino ha escluso però reazioni militari. Secondo molti analisti, dopo i recenti moniti per gli sconfinamenti degli aerei di Mosca e l’abbattimento di un drone di fabbricazione russa, Ankara ha deciso di lanciare un avvertimento al Cremlino, che con il suo intervento militare a sostegno di Assad ha scompaginato i piani turchi.

A far scattare la reazione potrebbero essere stati i raid aerei russi contro le autocisterne sospettate di trasportare il petrolio dell’Isis in Turchia e/o contro le comunità sunnite turkmene al confine turco-siriano, anch’esse contro Assad e sostenute dai turchi come cuscinetto contro l’espansione delle milizie della minoranza curda siriana.

Anche Erdogan, come Putin, deve mantenere la sua immagine di uomo forte, capace di difendere i ‘fratelli’ turkmeni. Ma i due leader sono legati da una certa consuetudine, cementata dal crescente volume di affari tra i due Paesi, che fa della Russia il secondo partner commerciale della Turchia, mentre Ankara compra il 60% del gas dalla Russia. Una dipendenza economica che sembra spingere Erdogan ad evitare un’escalation della tensione, anche se ora non tutto dipende da lui.

Putin deve salvarsi la faccia, soprattutto in patria, ma anche lui potrebbe essere interessato a non portare l’incidente oltre un certo limite: il rischio è quello di perdere, oltre ad un partner commerciale ed energetico di primo piano, la congiuntura favorevole ad una alleanza tra Russia e Occidente in Siria contro l’Isis.

(di Claudio Salvalaggio/ANSA)

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