Vw: lo scandalo continua, indagini per evasione fiscale

Greenpeace activists demonstrate as they stand on top of Volkswagen's "Sandkamp" gate in Wolfsburg, Germany, November 9 , 2015. REUTERS/Fabian Bimmer
Greenpeace activists demonstrate as they stand on top of Volkswagen's "Sandkamp" gate in Wolfsburg, Germany, November 9 , 2015. REUTERS/Fabian Bimmer
Greenpeace activists demonstrate as they stand on top of Volkswagen’s "Sandkamp" gate in Wolfsburg, Germany, November 9 , 2015. REUTERS/Fabian Bimmer

BERLINO. – Rischia di assumere una dimensione finanziaria maggiore la parte dello scandalo di Volkswagen che riguarda i falsi dati sulle emissioni di Co2. La procura della repubblica di Braunschweig ha reso noto di aver aperto indagini nei confronti di Volkswagen anche per evasione fiscale. Come comunicato dal procuratore Klaus Ziehe, si tratta di un procedimento supplementare aperto nei confronti di cinque lavoratori di Volkswagen, ora accusati in relazione ai falsi dati di Co2.

Dall’inizio di ottobre la procura di Braunschweig indaga su un primo capitolo, quello della sospetta frode legata alle emissioni di ossido d’azoto. Poi a novembre sono intervenute indagini sui dati di Co2. “Ci sono al momento cinque accusati”, ha spiegato Ziehe, “per i quali i sospetti iniziali sono stati confermati”.

Il procedimento supplementare sull’evasione fiscale ne è stata la logica conseguenza. Le emissioni di Co2 sono un criterio importante per definire l’importo del bollo dell’auto: valori inferiori comportano la definizione di una tassa più bassa. E sebbene il debitore di una tassa erroneamente più bassa resti il proprietario dell’auto, i magistrati ipotizzano che Volkswagen possa essere alla fine il vero responsabile dell’evasione.

Al momento, nessuno è in grado di azzardare una stima dell’ammontare dell’evasione. Le indagini supplementari annunciate ieri sono dunque riconducibili agli sviluppi intervenuti all’inizio di novembre, quando la casa automobilistica, seguendo la linea di trasparenza che il nuovo ceo Matthias Mueller ha dovuto inaugurare per provare a uscire dal cono d’ombra dello scandalo, ammise anche la manipolazione dei dati riguardanti i valori di Co2 di una serie di modelli di auto.

Una notizia che è apparsa di secondo piano rispetto al primo e più vasto scandalo delle emissioni di ossido d’azoto dei motori diesel. Ma anche questo secondo filone può avere risvolti finanziari non marginali. Ancora ieri, mentre da Wolfsburg Mueller tirava un sospiro di sollievo annunciando costi contenuti per la riparazione dei motori diesel in Europa, da Ingolstadt Audi ha ammesso che sui motori di altre 85.000 automobili era stato installato un software che avrebbe consentito di ‘truccare’ i test sulle emissioni.

Il caso riguarda modelli Audi, Vw e Porsche, il software è stato installato su tutti i motori diesel a tre litri V6 prodotti da Audi e venduti dal 2009 ad oggi.

(di Pierluigi Mennitti/ANSA)