Petrolio: Iran, nuovo contratto vantaggioso per tutti

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TEHERAN.- Un contratto ‘win-win’, con vantaggio reciproco, tra l’Iran e le grandi compagnie straniere che vorranno investire nelle sue vaste risorse di petrolio e gas. A presentarlo così, dopo due anni di incubazione, il ministro del Petrolio Bijan Zanganeh, ad una platea di vip del settore convocati per il Tehran Summit, la prima di due conferenze internazionali – la seconda in febbraio a Londra – in vista della piena entrata in vigore dell’accordo sul nucleare (attesa a inizio 2016) e della nuova era del dopo-sanzioni.

Durata dei contratti estesa da 7 a 20 anni, per garantire tempo per i rientri degli investimenti, e partner compensati non più da una quota fissa come con il vecchio modello buy-back, ma con una parte della effettiva produzione.

Al tempo stesso però l’Iran, con la National Iranian Oil Company (Nioc), rende obbligatorie le joint-venture con imprese locali, per progetti di sviluppo in tutte le fasi della produzione del petrolio come nella petrolchimica e raffineria. Con lo scopo di rafforzare l’industria nazionale, tramite il trasferimento di know-how e tecnologia.

Anche l’Eni, con il suo vicepresidente Lapo Pistelli, partecipa al summit che si conclude oggi. E figura tra le “molte compagnie europee ed asiatiche – ha detto Zanganeh – interessate a investire nella industria petrolifera iraniana. Dobbiamo negoziare con loro, e non posso dire quale sia più vicina a chiudere un contratto”.

Tra i colossi dell”oil&gas’ che non hanno mancato l’evento la francese Total, la britannica Bp, le russe Lukoil e Gazprom, la Royal Dutch Schell, insieme ad altri da Cina, Giappone e Malesia. Ma anche le ‘major’ Usa sono benvenute, ha aggiunto il ministro, anche se forse sono loro – ha fatto capire – ad avere problemi.

Intanto sono stati presentati una cinquantina di progetti di sviluppo (e una ventina per l’esplorazione), per i quali l’Iran invita ad investimenti per 30 miliardi di dollari.

Nel frattempo la partita resta aperta con l’Opec, che ha fatto “il grande errore”, per Zanganeh, di abolire il sistema delle quote per Paese, introducendo il tetto di 30 milioni di barili complessivi al giorno.

Il ritorno alle quote sarebbe una partita persa per l’Iran, che siede nell’Opec insieme al grande rivale politico rappresentato dall’Arabia Saudita, ma non per questo Teheran intende rinunciare a riprendersi la quota di mercato persa negli ultimi tre anni (con un export passato da 2,3 milioni ad un milione di barili al giorno).

Il ministro ha infatti confermato che, all’implementation day, l’Iran è pronto a rimettere sul mercato 500 mila barili al giorno, e altri 500 mila dopo i primi sei mesi. E un ulteriore calo del prezzo del petrolio, ha assicurato, non metterà a rischio i grandi progetti per il futuro: l’obiettivo è infatti quello di arrivare a 5,7 milioni di barili al giorno entro il 2020.

(di Luciana Borsatti-ANSA)

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