Clima: Cop 21, nuova bozza di accordo ma ancora molti nodi

Pubblicato il 03 dicembre 2015 da redazione

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LE BOURGET. – Il quarto giorno di trattative nella Conferenza Onu sul clima si è aperto con una nuova bozza del testo dell’accordo, leggermente più corta della precedente (50 pagine invece che 54) ma ancora appesantita da circa 250 opzioni aperte e oltre un migliaio di termini tra parentesi.

Il nodo principale resta quello dei finanziamenti per gli interventi di riduzione delle emissioni e adattamento al clima che i Paesi avanzati dovrebbero fornire a quelli emergenti e in via di sviluppo. India, Cina e diversi Stati africani e asiatici chiedono garanzie su questo fronte, sottolineando che pur riconoscendo l’importanza dell’azione di tutela del clima non possono rinunciare a fornire accesso all’energia a una fetta più ampia possibile di popolazione.

“Dobbiamo soddisfare i bisogni energetici di tutti gli indiani, in parte con le rinnovabili ma in parte anche con il carbone”, ha spiegato alla stampa un portavoce della delegazione di New Delhi, secondo cui il Paese può agire per fare in modo che “progressivamente la parte delle rinnovabili aumenti”, ma non può rinunciare in tempi brevi al carbone, che fornisce oggi circa 160 gigawatt di energia al Paese, ovvero il 59% circa della capacità istallata.

“Dobbiamo continuare a usare il carbone, e farlo nel modo più pulito possibile – ha aggiunto – oggi, ogni anno le nuove centrali a carbone che vengono installate sono più efficienti di quelle dell’anno prima”.

Il problema, spiegano fonti vicine alle trattative, riguarda innanzitutto il fatto che resta un grosso divario tra la cifra che i Paesi avanzati si erano impegnati a mobilitare, 100 miliardi di dollari l’anno di capitali pubblici e privati, e quella effettivamente fornita quest’anno, che secondo una stima dell’Ocse è di 57 miliardi – cifra a sua volta contestata, perché include anche le somme versate tramite prestiti e ‘grant’, che quindi dovranno essere restituite.

Per colmare il divario, gli Usa avrebbero proposto di ampliare la rosa dei donatori, inserendovi per esempio la Cina, che già fornisce un rilevante aiuto finanziario ad alcuni Stati vicini per progetti di transizione energetica. La risposta degli emergenti, e in particolare dell’India, è però nettamente negativa: “Quello è un contributo che secondo gli impegni deve essere versato dai Paesi avanzati – ha detto ancora il portavoce dei negoziatori indiani – i capitali della cooperazione sud-sud non possono assolutamente essere inclusi nel calcolo”.

Alcuni Paesi in via di sviluppo, inoltre, criticano la suddivisione dei capitali mobilitati, concentrata sul finanziamenti di piani per riduzione delle emissioni e mitigazione del cambiamento climatico, e solo in minima parte (16%, sempre secondo i calcoli Ocse), assegnata a opere di adattamento al nuovo clima, che sono invece cruciali per le popolazioni vulnerabili. La loro richiesta è che questo squilibrio sia almeno in parte ridotto, e che la percentuale di fondi dedicati all’adattamento sia raddoppiata.

Restano poi pesanti disaccordi anche sull’obiettivo di contenimento dell’aumento della temperatura globale rispetto all’età preindustriale. I Paesi insulari su questo punto hanno “fatto sentire la loro voce come mai prima d’ora”, insistendo su una riduzione da 2 a 1,5 gradi, e secondo le Ong del Climate Action Network hanno ottenuto il supporto di “oltre cento” altri Paesi. Restano però forti resistenze da parte dei cosiddetti ‘grandi inquinatori’, a cominciare dall’India, secondo cui “il consenso internazionale raggiunto dopo un dibattito tecnico e politico è per un obiettivo di 2 gradi”.

(di Chiara Rancati/ANSA)

  • Rinaldo Sorgenti

    Bisogna riconoscere la lucidità e coerenza dei rappresentanti dell’India, che non possono certo dimenticarsi delle centinaia di milioni di indiani che ancora oggi non dispongono della “banale” elettricità e vivono in condizioni davvero miserevoli che i tanti vacanzieri parigini fanno finta di non sapere.

    Una piccola riflessione (estratto che ho colto dal suo ultimo articolo) del Prof. Luigi Mariani sul tema delle assurde conumelie di riduzione della CO2 in atmosfera, giousto per riflettere:

    Q U O T E

    Ad onor del vero va qui ricordato che la rivoluzione verde del XX secolo si è avvalsa di due alleati potenti (che sono oggi ignorati dai più) e cioè le temperature più miti di quelle del gelido XIX secolo e gli elevati livelli di CO2 (se i livelli atmosferici di tale gas ritornassero a quelli pre-industriali la produzione agricola subirebbe un calo del 30%, con una catastrofe alimentare senza precedenti).
    La parte finale della relazione verterà sulle prospettive che oggi si aprono grazie alla disponibilità di tecnologie innovative nei settori delle agrotecniche (agricoltura conservativa, agricoltura di precisione, difesa integrata, ecc.) e della genetica (tecniche di ingegneria genetica). Ciò apre interesantissime prospettive che tuttavia potranno garantire sicurezza alimentare e prosperità all’umanità intera se riusciremo a preservare quel sentimento di fiducia nella tecnologia che negli anni più recenti si è di molto appannato, specie nelle comunità dei paesi evoluti.

    U N Q U O T E
    Oh bella, direte voi! E perché tutta questa enfasi sull’aumento (molto modesto, peraltro), delle temperature, cominciano a calcolarlo dall’inizio del XIX secolo?
    Pare che, alle abituali variazioni del clima,(periodiche ed alternate, tra aumenti e diminuzioni anche drastiche da portare alla glaciazione), si alterni un periodo di aumento, reso ancora più evidente proprio perché si comincia a considerarlo dal periodo basso precedente.
    Del famoso periodo “Optimum climatico medioevale) è meglio far finta di non conoscerlo, per carità, altrimenti la BOLLA (o BALLA) si sgonfia!
    Povero mondo.

  • Rinaldo Sorgenti

    Leggo dall’Agenzia NOVA.IT che la Cina si sarebbe “svegliata” ed avrebbe “scoperto” che dismettendo le sue vecchissime centrali alimentate a Carbone e totalmente prive delle tecnologie necessarie per prevenire le emissioni nocive in atmosfera, raggiungerebbe dei risultati incredibilmente significativi:
    – riduzione delle emissioni del 60% (soprattutto delle vere emissioni nocive: SO2, NOx, Particolato Fine);
    – riduzione delle emissioni di CO2 (per valori ben maggiori di quelli assurdi in discussione a Parigi;
    – riduzione proporzionale del consumo di combustibile, grazie all’incredibile maggiore efficienza dei nuovi impianti: 45% contro 25/30% dei vecchi precedenti.
    E se facessero così ovunque nel mondo?
    Ah, no. Così son capaci tutti e sarebbe anche un incredibile sinergico volano di rilancio dell’economia a livello mondiale.
    Quindi, non scherziamo, che a far ridere ci pensano già gli pseudo-ambientalisti in scena a Parigi.

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