Natale: era italiano il primo abete del Rockefeller Center

Pubblicato il 03 dicembre 2015 da redazione

The Rockefeller Center Christmas Tree is lit November 28, 2012 in New York. AFP PHOTO/Stan HONDA        (Photo credit should read STAN HONDA/AFP/Getty Images)

The Rockefeller Center Christmas Tree is lit November 28, 2012 in New York. AFP PHOTO/Stan HONDA (Photo credit should read STAN HONDA/AFP/Getty Images)

NEW YORK. – Da oggi fino a dopo Capodanno sarà il soggetto natalizio più fotografato di New York: pochi sanno però che l’albero di Rockefeller Center – 23 metri di altezza illuminati da 30 mila lampadine appese a otto chilometri di filo elettrico – ha un’origine tutta italiana. Una storia che traspira sudore, coraggio, ambizione e odora anche di dinamite.

Di qui al 6 gennaio l’abete arrivato dalle foreste di Upstate New York sarà visto e immortalato da una media di fino a 750 mila persone al giorno. Erano invece pochi, coppola in testa e scarponi da cavatore, gli operai che si assieparono sotto il primo albero di Natale di Rockefeller Center il 24 dicembre 1931 in attesa di ricevere la paga della settimana dal capomastro irlandese in giacca e cravatta.

L’abete di allora, alto meno di sei metri, era decorato con luccicanti ghirlande di stagnola: l’involucro degli ordigni fatti scoppiare per scavare la roccia vergine di Manhattan creando le fondamenta dei nuovi grattacieli.

Gli operai erano quasi tutti italiani: uno di loro, Cesidio Perruzza, aveva fatto una colletta, comprato l’albero e lo aveva portato sul cantiere. Suo nipote Steve Elling, che vive in Massachusetts, ha raccontato la storia tramandata per due generazioni al New York Times.

Originario di San Donato Val di Comino (Frosinone), Mr. Perruzza era emigrato negli Stati uniti nel 1901 a 19 anni con solo la terza elementare e una moglie incinta sedicenne. In una New York che cominciava a guardare in alto, come molti connazionali, aveva trovato lavoro nel settore delle costruzioni: un mestiere sporco e pericoloso, spesso agli ordini di feroci contractor irlandesi che erano arrivati negli Usa alcuni decenni prima degli italiani e facevano da padroni.

Due anni dopo quel Natale 1931, una volta aperta “30 Rock”, come viene chiamato affettuosamente il Rockfeller Center, l’illuminazione annuale di un gigantesco abete natalizio divenne la spettacolare tradizione continuata ininterrotta fino a oggi.

Ma allora c’era Cesidio e migliaia come lui che passarono la prima metà del ventesimo secolo aprendo la crosta di Manhattan per far posto a grattacieli come Rockefeller Center, l’Empire State Building, il Chrysler, la prima metropolitana e un “caveau” per le collezioni del magnate dell’acciaio Henry Frick.

Mr. Perruzza, l’uomo dell’albero di Natale, aveva cominciato con il trapano e la polvere da sparo prima di diventare un “dinamitardo”, ha raccontato al Times la novantenne Josephine Elling, una dei dieci figli, sette sopravvissuti all’infanzia.

(di Alessandra Baldini/ANSA)

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