L’Isis ha introiti per 80 milioni di dollari al mese

Pubblicato il 08 dicembre 2015 da redazione

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BEIRUT. – Lo Stato islamico può contare su entrate mensili per 80 milioni di dollari, in gran parte da tassazioni e vendite di petrolio e gas, mentre il numero dei foreign fighters nelle sue file è quasi triplicato negli ultimi 18 mesi. E’ quanto si afferma nei rapporti di due autorevoli centri studi americani pubblicati ieri, mentre Amnesty International sottolinea che il ‘Califfato’ ha nel suo arsenale armi provenienti da 25 Paesi.

“A differenza di Al Qaida, l’Isis non dipende dal denaro dei donatori stranieri”, afferma Columb Strack, della società di analisi IHS, quotata alla Borsa di New York, sottolineando appunto che l’organizzazione jihadista beneficia ormai di entrate mensili per 80 milioni di dollari.

Di queste, il 50% proviene dalle tasse sui servizi e sulle attività commerciali, agricole e industriali – su cui viene imposta un’aliquota secca del 20% – e il 43% dalla vendita di petrolio e gas dei giacimenti sotto il suo controllo in Siria e Iraq. Solo il restante 7% proviene da donazioni o attività criminali come il commercio di droga e antichità.

Oltre ad essere ormai economicamente indipendente, l’organizzazione di Abu Bakr al Baghdadi può contare su un numero di reclute straniere che cresce in misura esponenziale. Il centro studi per la sicurezza Fouran Group, che fornisce consulenze a governi e organizzazioni multinazionali, afferma che è quasi triplicato il numero di foreign fighters arruolatisi nelle file dell’Isis in Siria negli ultimi 18 mesi, raggiungendo una cifra tra i 27.000 e i 30.000, di cui 5.000 provenienti dall’Europa.

In uno studio precedente realizzato nel giugno del 2014, quando fu proclamato il Califfato, gli stranieri arruolati nello Stato islamico risultavano essere 12.000. I Paesi da cui provengono i foreign fighters sono ben 86. In testa è la Tunisia, con 6.000 reclute, a cui seguono l’Arabia Saudita con 2.500 e la Russia con 2.400. Inoltre, la media di coloro che provengono dall’Occidente e che in seguito decidono di rientrare nei loro Paesi si aggira tra il 20 e il 30 per cento, con i pericoli immaginabili per la sicurezza.

Amnesty International, intanto, sottolinea in un rapporto che l’Isis ha potuto dotarsi di un “arsenale vasto e letale” a partire dall’Iraq, grazie alla “mancanza di controlli sugli immensi flussi di armi verso questo Paese nel corso di decenni”, in particolare durante l’invasione anglo-americana. Gli uomini di Al Baghdadi sono così riusciti ad entrare in possesso di armamenti di fabbricazione americana, russa, cinese ed europea, compresi sistemi antiaerei portatili, missili anti-tank e veicoli blindati, oltre a fucili d’assalto Kalashnikov russi e M16 americani.

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