Mosca rafforza l’arsenale atomico, 35 nuovi missili

Pubblicato il 11 dicembre 2015 da redazione

putin-atomica

MOSCA. – L’arsenale militare russo da quest’anno può contare su 35 nuovi missili balistici nucleari. Vladimir Putin ha scelto la platea del ministero della Difesa per fare il punto sulle operazioni militari in Siria e per lanciare un messaggio chiaro in patria come all’estero: Mosca, ha detto, considera una priorità strategica quella di “rafforzare il potenziale bellico nucleare” della nazione e dotare Marina, Aviazione ed Esercito di “nuovi armamenti”.

Insomma, a pochi giorni dall’augurio di non dover mai usare l’atomica contro i terroristi, lo zar ha fatto sapere ‘urbi et orbi’ che la Russia intende restare una potenza nucleare di primo piano e che anzi, in linea con i piani già annunciati, intende “aumentare l’efficienza dei sistemi di allerta missilistica” nonché quelli “di difesa aerospaziale”.

Quindi ha lasciato il podio al ‘padrone di casa’ Serghiei Shoigu, il ministro della Difesa, per illustrare lo stato dell’arte del vasto programma di modernizzazione delle forze armate russe. Prima di lasciare la scena, Putin ha però voluto sottolineare che la Russia è intervenuta in Siria non per oscuri “interessi geopolitici” o per testare il proprio arsenale – obiettivo comunque “importante” – ma per “garantire la sicurezza della nazione”.

Il rischio infatti è che l’Isis (dato in espansione) possa ‘tracimare’ nel Caucaso o nell’Asia Centrale e dunque trasformarsi in una minaccia diretta per la Russia.

Intanto, però, la campagna militare scatenata da Mosca ha già raggiunto risultati concreti “cambiando la situazione” sul campo in Siria. Ovviamente per il meglio. Shoigu, nella sua relazione, ha quantificato in quasi “60mila i militanti dello Stato Islamico” presenti in Siria e Iraq e ha precisato che le forze armate russe hanno condotto oltre 4mila missioni e hanno distrutto oltre 8mila postazioni militari dell’Isis.

Il ministro ha poi rivolto la sua attenzione al ‘fronte occidentale’, ricordando che “solo quest’anno nei paesi baltici, in Polonia e in Romania il contingente della Nato è aumentato di otto volte per quanto riguarda gli aerei e di 13 volte se si guarda ai soldati”. Quindi la stoccata. Shoigu ha dichiarato infatti che “in Belgio, Italia, Paesi Bassi, Germania e Turchia si trovano circa 200 bombe nucleari americane” ed è prevista la loro “modernizzazione”. Una realtà che la Russia non può ignorare. Ecco allora che “oltre il 95% dei sistemi di lancio delle armi nucleari russe è pronto al combattimento”.

Conclusione: non solo Mosca procede spedita nel rinnovare il suo stock di armi convenzionali e la qualità delle sue forze armate così da archiviare una volta per tutte il declino post-sovietico (il 47% del materiale bellico ha oggi standard moderni e raggiungerà il 51% il prossimo anno), ma non si concede nessun arretramento nel mantenere intatto il suo deterrente nucleare, che pure può contare su armamenti moderni pari al 55% dell’arsenale totale.

La Russia, dunque, c’è. E se Putin ha chiesto ai suoi generali di essere inflessibili in Siria, distruggendo “immediatamente ogni possibile minaccia alle nostre forze” presenti sul territorio, Shoigu ha chiarito che nel corso del 2016 saranno rafforzati i quadranti “occidentali, sud-occidentali e dell’Artico”.

(di Mattia Bernardo Bagnoli/ANSA)

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