Riad crea un’alleanza anti-terrorismo con 34 Paesi islamici

FILE - In this Thursday, Sept. 17, 2015 file photo, Saudi security forces take part in a military parade in preparation for the annual Hajj pilgrimage in Mecca, Saudi Arabia. (ANSA/AP Photo/Mosa'ab Elshamy, File)
FILE - In this Thursday, Sept. 17, 2015 file photo, Saudi security forces take part in a military parade in preparation for the annual Hajj pilgrimage in Mecca, Saudi Arabia.  (ANSA/AP Photo/Mosa'ab Elshamy, File)
FILE – In this Thursday, Sept. 17, 2015 file photo, Saudi security forces take part in a military parade in preparation for the annual Hajj pilgrimage in Mecca, Saudi Arabia. (ANSA/AP Photo/Mosa’ab Elshamy, File)

BEIRUT. – L’Arabia Saudita prende l’iniziativa formando una “alleanza militare islamica” di 34 Paesi contro il terrorismo, non solo quello dell’Isis. Ma il segretario alla Difesa americano Ash Carter, giunto in Turchia, dice di volere ricevere più informazioni in proposito, mentre l’esclusione di Iran e Iraq dalla nuova coalizione lascia aperta la questione della divisione e delle rivalità tra mondo sunnita e sciita.

Il segretario di Stato americano John Kerry ha avuto intanto a Mosca colloqui con il presidente russo Vladimir Putin e con il ministro degli Esteri Serghei Lavrov. I jihadisti dello Stato islamico, ha affermato Kerry al termine di un incontro durato oltre tre ore, sono “peggio dei terroristi” e “non c’è altra scelta per le nazioni civilizzate che unirsi e combatterli per distruggerli”.

Per questo, ha aggiunto Kerry, Usa e Russia devono trovare “un terreno comune” e l’incontro con Putin è “un buon inizio che apre possibilità per la soluzione della crisi siriana”. “La Russia sta cercando insieme a voi la soluzione per le crisi più complicate”, si è limitato a rispondere Putin. La Russia sostiene l’iniziativa degli Usa di svolgere un vertice sulla Siria il 18 dicembre a New York, ma è noto che sulla soluzione della crisi siriana tra Mosca e Washington permangono differenze di fondo, a partire dal destino del presidente Bashar al Assad.

Dubbi restano anche sulla coalizione annunciata da Riad di cui fanno parte Paesi che, insieme alla stessa Arabia Saudita, sono accusati dallo schieramento sciita di sostenere i gruppi estremisti sunniti in Siria. E’ il caso, per esempio, del Qatar. I sauditi, inoltre, sono a capo di una coalizione già esistente di Paesi arabi sunniti che in Yemen combattono contro i ribelli sciiti Houthi, alleati dell’Iran.

Il ministro della difesa saudita Mohammed bin Salman ha chiarito che la coalizione non si limiterà a combattere lo Stato Islamico ma “qualunque gruppo terroristico”, anche in Libia, Egitto, Afghanistan e Mali. Il ministro degli Esteri saudita, Adel al-Jubeir, è tornato sull’argomento per affermare che la coalizione fornirà assistenza ai Paesi membri che la richiederanno e che “non ci sono limiti ai modi in cui tale assistenza sarà fornita”. Ma compito della alleanza sarà anche quella di combattere il terrorismo “sul piano ideologico”.

Tra i Paesi del Golfo, non ha aderito all’iniziativa solo l’Oman, da anni su una posizione di neutralità che gli ha consentito di assumere il ruolo di mediatore tra i Paesi arabi della regione e l’Iran sciita.

Tra coloro che ne faranno parte vi sono alcuni dei Paesi militarmente più forti di quest’area del mondo, come l’Egitto, il Pakistan e la Turchia, ma anche Giordania, Tunisia, Marocco, Sudan, Autorità nazionale palestinese e diversi Stati africani, come Ciad, Senegal, Somalia, Costa d’Avorio e Nigeria.

Ash Carter, che in Turchia ha cominciato una missione di una settimana nella regione per chiedere un maggiore impegno degli attori regionali nella guerra all’Isis, ha detto che l’iniziativa saudita sembra andare nella direzione più volte auspicata da Washington per un maggiore coinvolgimento dei Paesi sunniti nella lotta allo Stato islamico. Ma un funzionario americano citato dall’agenzia Ap ha detto che gli Usa non erano stati avvertiti in anticipo dell’iniziativa.

Quanto alla Turchia, ha aggiunto il capo del Pentagono parlando dalla base aerea di Incirlik, essa deve controllare meglio il suo confine con la Siria per ostacolare l’afflusso di foreign fighters per l’Isis e impegnarsi più a fondo nella coalizione a guida americana “nell’aria e a terra”.

(di Alberto Zanconato/ANSA)

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