Messico: uccisa sindaco anti-narcos appena insediata

Pubblicato il 03 gennaio 2016 da redazione

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ROMA. – Aveva promesso ai suoi concittadini di Temixco, cittadina dello stato messicano di Morelos, una lotta senza quartiere ai narcotrafficanti. E questi hanno atteso solo poche ore dopo il suo insediamento per colpire la giovane sindaco Gisela Mota, appena 33enne, e crivellarla di colpi nella sua casa.

Mota, ex deputata federale del Partito della Rivoluzione Democratica (Prd), di centro-sinistra, era stata eletta trionfalmente alla carica lo scorso luglio, con la promessa di fare di tutto per riportare la legalità nella sua cittadina di Temixco, 85 chilometri a sud di Città del Messico, circa 90.000 abitanti che ne fanno quasi un sobborgo – finora ridente, pieno di giardini e di verde – di Cuernavaca, il popoloso capoluogo di Morelos, vicino al confine con lo stato di Guerrero.

Morelos, a differenza dello stato vicino, è ancora “terra di nessuno” nello scontro fra i grandi cartelli della criminalità organizzata, che in Messico fanno e disfano i potenti, rapiscono, torturano e uccidono chiunque si metta di traverso e impongono la loro morsa di violenza e morte su intere comunità.

Ieri la giovane Mota aveva prestato giuramento e si era insediata nel primo giorno del primo dei tre anni del suo mandato. Alle 7 di mattina, ora locale di ieri, quattro uomini armati sono entrati nella sua casa e l’hanno uccisa. Ma il furgone nero degli assassini – scrive il sito del giornale locale Diario de Morelos – è stato poi inseguito da una pattuglia della polizia, probabilmente allertata dopo il blitz, che ha ingaggiato con i sicari una sparatoria, terminata con l’uccisione di due di essi e con l’arresto di altri tre, fra cui una donna.

Una nota della polizia dichiara che sono stati i sicari ad aprire il fuoco per primi. In un’altra auto, guidata da una quinta persona, gli agenti hanno trovato armi, fra cui un fucile automatico, e una mascherina da sci. Gli arrestati sono una donna di 32 anni, un 18enne e un minore. Le foto diffuse dai media messicani e internazionali mostrano due giovanissimi ragazzi, adolescenti o poco più, capelli corti, seduti ammanettati sul sedile posteriore di un’auto della polizia che guardano l’obiettivo con aria di sfida.

Sulla matrice dell’assassinio le autorità non sembrano avere dubbi: il governatore dello stato di Morelos, Graco Ramirez, senza nominare alcun particolare cartello della droga, ha promesso che “non ci sarà alcuna impunità” per gli autori di questo crimine e che “non ci sarà alcun cedimento” al crimine organizzato.

E il suo partito, il Prd, in una nota elogia una “donna forte e coraggiosa che nell’assumere l’incarico di sindaco ha dichiarato che la guerra al crimine sarebbe stata frontale e diretta”. Ma se l’incarico della coraggiosa Gisela Mota non è durato che lo spazio d’un mattino, la sua morte è solo l’ultimo, clamoroso grano di un rosario infinito di sangue, che annovera politici, amministratori, giornalisti, poliziotti, donne e migliaia e migliaia di vittime quasi senza nome.

Secondo il Prd, sono quasi 100 i sindaci messicani uccisi in un decennio, quasi tutti dai narcos. Nel vicino stato di Guerrero una giovane donna candidata sindaco di Oxtotitlan, Aidé Nava Gonzales, anch’essa del Prd, lo scorso marzo è stata rapita e il suo corpo è stato trovato decapitato e coperto con un lenzuolo con un messaggio di minacce (“narcomanta”). Prima di lei era toccato al marito, assassinato, e al figlio, rapito nel 2014 e mai più ritrovato. Lo scorso giugno nello stato di Guanajuato è stato inoltre assassinato il sindaco eletto e non ancora insediato di Jerecuaro.

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