Guerra diplomatica all’Iran, Riad cancella tutti i voli

Pubblicato il 04 gennaio 2016 da redazione

Followers of Shiite cleric Muqtada al-Sadr burn an effigy of King Salman of Saudi Arabia as they hold posters of Sheik Nimr al-Nimr and Shiite cleric Muqtada al-Sadr during a demonstration in Baghdad, Iraq, Monday, Jan. 4, 2016.  (ANSA/AP Photo/Khalid Mohammed)

Followers of Shiite cleric Muqtada al-Sadr burn an effigy of King Salman of Saudi Arabia as they hold posters of Sheik Nimr al-Nimr and Shiite cleric Muqtada al-Sadr during a demonstration in Baghdad, Iraq, Monday, Jan. 4, 2016. (ANSA/AP Photo/Khalid Mohammed)

BEIRUT. – La guerra tra Iran e Arabia Saudita per ora si combatte con le armi della diplomazia, con Riad e i suoi principali alleati che rispondono all’assalto all’ambasciata saudita a Teheran tagliando o riducendo le relazioni diplomatiche con la Repubblica islamica.

In Iraq, principale terreno di scontro assieme a Siria e Yemen della guerra per procura tra i due giganti regionali, si sono invece registrati preoccupanti episodi di violenza a sfondo confessionale: due imam sunniti sono stati uccisi a Iskandariya e Hilla, rispettivamente a nord e a sud di Baghdad. Sempre a Hilla, regione a maggioranza sciita, due moschee sunnite sono state prese di mira da attacchi dinamitardi.

Invece nella regione saudita di Qatif, luogo natale dell’imam sciita Nimr al Nimr giustiziato dalle autorità di Riad e la cui morte ha scatenato la crisi in corso tra Iran e Arabia Saudita, un uomo e un minore sono rimasti uccisi in una sparatoria tra polizia e non meglio precisati uomini armati, secondo il racconto dei media controllati dal governo saudita.

Sul piano diplomatico, Riad aveva annunciato nella notte la rottura delle relazioni con Teheran richiamando in patria i suoi diplomatici, possibili bersaglio di nuovi attacchi in Iran. L’Arabia Saudita ha anche dato 48 ore di tempo ai diplomatici iraniani per lasciare il regno. Analogamente, il Bahrain ha rotto le relazioni diplomatiche con l’Iran.

Il piccolo Stato del Golfo è governato da una dinastia sunnita alleata di Riad, ma è abitato da una maggioranza sciita, politicamente vicina all’Iran e corteggiata da Teheran in funzione anti-saudita. Manama ha accusato l’Iran di “una crescente, pericolosa e flagrante interferenza” negli affari del Golfo.

“Per mantenere la sicurezza e la stabilità nella regione bisogna frenare la politica (iraniana) che mira alla divisione confessionale”, recitava un comunicato del ministero degli Esteri del Bahrain.

Anche gli Emirati Arabi Uniti, altro membro del Consiglio di cooperazione del Golfo (Ccg), l’alleanza di Paesi arabi guidata dall’Arabia Saudita, hanno espresso solidarietà a Riad ma si sono limitati a ridurre le relazioni diplomatiche mantenendo quelle commerciali. Mentre il Sudan, che da 2014 ha riallacciato i rapporti con Riad raffreddando invece quelli con Teheran, ha annunciato di aver espulso l’ambasciatore iraniano a Khartum. Riad ha inoltre annunciato di aver congelato tutti i collegamenti aerei con le destinazioni iraniane, nonché i legami commerciali.

Dal canto suo l’Iran, con un comunicato del ministero degli Esteri, ha risposto accusando i sauditi di “continuare a perseguire una politica tesa a esasperare lo scontro nella regione”. La replica di Riad non si è fatta attendere: “Nimr era un terrorista coinvolto in tre attacchi”, ha affermato il ministro degli Esteri Adel Jubeir. Per la sua uccisione, ha proseguito Jubeir, “l’Arabia Saudita deve essere elogiata e non criticata”.

Anche il ministero della Giustizia saudita ha giustificato nuovamente la decisione di condannare l’imam sciita alla pena capitale: “Abbiamo applicato la legge islamica (sharia) secondo i fatti accertati durante il processo”, ha affermato un portavoce del dicastero.

In un clima di scontro che rischia di far saltare qualsiasi tentativo negoziale sui fronti caldi finendo per favorire l’Isis, cresce la preoccupazione delle cancellerie occidentali. La Casa Bianca si è appellata ad entrambe le parti affinché “fermino l’escalation”, e il segretario di Stato Usa John Kerry ha alzato la cornetta per ripetere ai due ministri degli Esteri lo stesso messaggio.

Telefonate verso Riad e Teheran sono partite anche dal segretario generale dell’Onu Ban ki-moon, mentre il suo inviato per la Siria, Staffan De Mistura, ha fatto sapere al New York Times di essere in partenza per l’Arabia Saudita e l’Iran nel tentativo di raffreddare la situazione. Anche da Mosca era filtrata la disponibilità russa ad una possibile mediazione: per il momento, rifiutata.

(di Lorenzo Trombetta/ANSA)

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