Il web piange Ruqia, la reporter che ha sfidato l’Isis

Pubblicato il 06 gennaio 2016 da redazione

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LONDRA. – In molti piangono sui social media la coraggiosa Ruqia, che con Facebook e Twitter ha osato sfidare l’Isis e per questo ha pagato con la vita. C’è chi attacca i “codardi jihadisti” e chi pubblica la fotografia della sorridente 30enne che indossa un hijab nero. Ruqia Hassan è stata definita l’unica reporter indipendente donna che abbia descritto con le sue cronache pungenti la vita a Raqqa, roccaforte jihadista in Siria. E proprio lì è stata uccisa dai miliziani dello Stato islamico.

A raccontare la sua vicenda sono stati alcuni attivisti locali citati dall’associazione giornalistica Syria Direct e ripresi da media britannici. Stando a questi, da ottobre sale così ad almeno cinque il numero dei giornalisti controcorrente assassinati dai seguaci del Califfo.

La morte della ragazza, fattasi conoscere sulla rete come una coraggiosa ‘citizen journalist’, talvolta con lo pseudonimo di Nisan Ibrahim, risalirebbe a tre mesi fa. Ma solo nei giorni scorsi sembra che l’Isis abbia comunicato ai genitori di averla “giustiziata” in quanto “spia”, raccontano gli attivisti di Raqqa, diffondendo anche quelli che vengono presentati come gli ultimi tweet di Ruqia.

“Sono a Raqqa e ho ricevuto minacce di morte”, vi si legge. “Ma quando l’Isis mi arresterà e mi ucciderà sarà ok, perché loro mi taglieranno la testa e io ho la mia dignità. Meglio che vivere nell’umiliazione con l’Isis”.

L’Independent traduce poi l’ultimo post sul profilo Facebook della ragazza, pubblicato a luglio per ironizzare sulla guerra al Wi-Fi dichiarata dai jihadisti nella sua città. “Avanti – scriveva Ruqia – tagliateci internet, i nostri piccioni viaggiatori non se ne lamenteranno”.

L’Isis però, stando alle testimonianze degli attivisti siriani, ha anche preso il controllo del profilo Facebook della reporter dopo la sua morte e ha continuato ad aggiornarlo: un modo per tendere una trappola ad altri oppositori dello Stato islamico che cerchino di comunicare con lei, credendola ancora in vita. La pagina risultava attiva fino a una settimana fa e i militanti inviavano messaggi agli amici di Ruqia.

La giornalista, dopo aver studiato filosofia all’università di Aleppo, aveva partecipato alla rivolta contro il presidente Bashar al-Assad, iniziata nel 2011. Da tempo viveva a Raqqa, occupata in un primo tempo da gruppi ribelli moderati e poi dai miliziani fondamentalisti dell’Isis.

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