L’ultima sfida di Obama, America forte, non cedere alla paura

Pubblicato il 12 gennaio 2016 da redazione

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NEW YORK. – L’America resta di gran lunga il Paese più forte della Terra: la sua economia va meglio di ogni altra al mondo e il terrorismo non minaccia la sua esistenza. Così Barack Obama difende il suo operato dopo sette anni alla Casa Bianca, e respinge le durissime critiche dei conservatori che dipingono un Paese in pericolo e senza leadership.

Rivolgendosi agli americani nel suo ultimo discorso sullo stato dell’Unione, il presidente invita a non cedere alle paure: in gioco c’è il destino degli Usa e quello dei progressi fatti negli ultimi anni in campo economico e sociale. Progressi che rischiano di essere spazzati via se un repubblicano dovesse tornare alla Casa Bianca.

Ma per Obama c’è molto di più in ballo: c’è la sua eredità. Ci sono le sorti dell’Obamacare, l’unica vera riforma che è riuscito a fare. E c’è la sua visione di politica estera, che dice no a nuove guerre e apre a Paesi come l’Iran, Cuba e la Cina. E poi i risultati raggiunti dopo la grande crisi, con una ripresa della crescita e dell’occupazione.

Sul fronte dei diritti civili, la storica legalizzazione delle nozze gay. Un’eredità che i candidati della destra alle presidenziali di novembre – da Donald Trump in giù – hanno già promesso di spazzare via. E che Obama – pur non dicendolo esplicitamente – vuole consegnare nelle mani di Hillary Clinton.

Il presidente ha chiarito che non intende dare un endorsement ufficiale a uno dei candidati democratici. Ma è chiaro – come sottolinea la gran parte dei commentatori americani – che punta con tutte le sue forze sull’ex first lady: l’unica che Obama ritiene realmente in grado di andare avanti sulla strada intrapresa, compresa quella riforma dell’immigrazione che lui non è riuscito a realizzare. L’unica che può continuare a lottare per un maggior controllo sulle armi da fuoco e contro i cambiamenti climatici.

Tutti ambiti su cui nei prossimi mesi non c’è più alcuna speranza di un compromesso col Congresso, ma su cui Obama promette di intervenire ancora con i suoi poteri esecutivi. Fino all’ultimo giorno in cui siederà nello Studio Ovale “Non potrei essere più orgoglioso di quello che abbiamo compiuto”, afferma a poche ore da quello ‘State of the Union’ che rappresenta l’ultima sua occasione di parlare per almeno un’ora in prima serata alle famiglie americane.

Famiglie divise, come conferma un sondaggio di Cbs e New York Times, secondo cui ad approvare il suo operato è solo il 46% dei cittadini, mentre il 47% lo boccia. Meglio di George W.Bush nel suo ultimo anno di presidenza (29%), ma ben al di sotto della popolarità con cui chiuse il suo mandato Bill Clinton (60%).

E Obama non nasconde di essere “rammaricato” nel vedere un Paese fortemente diviso politicamente. E per non aver avuto la capacità di unire Washington. “Sono comunque abbastanza fiducioso – spiega, attaccando in particolare il messaggio di Donald Trump – che la stragrande maggioranza degli americani guardi a quelle politiche che alimentano le nostre speranze, e non le nostre paure. Quelle politiche che aiutano a lavorare insieme e non a dividere”.

“Non credo – aggiunge – che la maggioranza degli americani chieda soluzioni semplicistiche e capri espiatori, ma credo si aspetti di vedere proposte che vadano bene per le generazioni future”.

(di Ugo Caltagirone/ANSA)

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