Il Ppe attacca Renzi, mette a rischio la credibilità dell’Ue

Pubblicato il 19 gennaio 2016 da redazione

Italy's Prime Minister Matteo Renzi (L) with European Commission President, Jean Claude Juncker, at the European heads of states and government summit in Brussels, Belgium, 19 March 2015. ANSA/TIBERIO BARCHIELLI/UFFICIO STAMPA PALAZZO CHIGI

Italy’s Prime Minister Matteo Renzi (L) with European Commission President, Jean Claude Juncker, at the European heads of states and government summit in Brussels, Belgium, 19 March 2015.
ANSA/TIBERIO BARCHIELLI/UFFICIO STAMPA PALAZZO CHIGI

STRASBURGO. – Matteo Renzi rilancia la sfida con Bruxelles proclamando che “l’Italia è tornata, più solida e ambiziosa”, gli altri “se ne facciano una ragione”, e inviando in Europa Carlo Calenda come nuovo rappresentante permanente. Ma la polemica non si placa. Anzi, sbarca fragorosa alla plenaria di Strasburgo, dove Manfred Weber, il ‘falco’ capogruppo del Ppe, accusa il premier di “mettere a repentaglio la forza e la credibilità internazionale dell’Europa”.

Parole che provocano la bagarre in Aula e l’ennesimo scontro frontale tra il politico tedesco e la delegazione del Pd. Dopo gli scontri dei giorni scorsi, prosegue così il durissimo braccio di ferro tra il premier e i vertici della Ue. In mattinata il premier ha esaltato su Facebook il nuovo corso del Paese, ammonendo chi intenda fermarla: “L’Italia è sempre più aperta e attrattiva per gli investimenti internazionali. Con grandi aziende globali – ha sottolineato Renzi – che hanno deciso di puntare sul nostro Paese”.

E’ questa, ha osservato il premier, “la risposta migliore a chi, forse impaurito da questo nuovo protagonismo italiano, preferirebbe averci più deboli e marginali, come purtroppo è spesso accaduto in passato. Se ne facciano una ragione: l’Italia è tornata, più solida e ambiziosa”.

Alla plenaria si è discusso di immigrazione e delle conclusioni del Consiglio di dicembre, quello segnato dalle proteste italiane contro un’Europa troppo a trazione tedesca. Jean Claude Juncker, lamentando le troppe inadempienze degli Stati, ha ribadito che la Ue è “minacciata sin dalla sua base. E forse non ci si rende conto”.

“Oggi – ha ammonito l’ex premier lussemburghese – è a rischio Schengen, ma domani ci si chiederà perché avere una moneta comune”. Poi ha avvertito: “Alcuni governi sono veloci ad attaccare Bruxelles, ma si guardino allo specchio, anche loro sono Bruxelles”.

Allarme rosso ribadito dal presidente del Consiglio Ue, Donald Tusk: “Abbiamo due mesi per rimettere la situazione migratoria sotto controllo: il Consiglio di marzo sarà l’ultima occasione per vedere se la nostra strategia funziona. Altrimenti – ha ammonito – affronteremo una crisi come il crollo di Schengen”.

Quindi l’attacco a freddo portato dal capogruppo del Ppe, il tedesco Weber, un ‘falco’ considerato molto vicino a Frau Merkel, già in passato nemico numero uno dell’inquilino di Palazzo Chigi. Ha aperto il suo intervento con i ringraziamenti a Federica Mogherini per il suo impegno sul dossier iraniano, forse per mettere sale sulle ferite.

Poi l’affondo, traendo spunto dalla questione dei fondi Ue per i migranti in Turchia: “Quando vedo che l’Italia non è disposta a fare la sua parte per aiutare la Turchia se non in cambio di una contropartita, tutto ciò va a svantaggio dell’Europa, della sua forza e della sua credibilità al livello internazionale. Renzi – ha attaccato esplicitamente – sta mettendo a repentaglio la credibilità europea a vantaggio del populismo”.

A caldo la replica furiosa del collega capogruppo S&D, Gianni Pittella, fuori dall’Aula: “Ridicolo e irresponsabile. Noi lavoriamo per risolvere i problemi, ma non vogliamo che nessuno ci metta l’anello al naso”. Durissima anche la capodelegazione Pd, Patrizia Toia: “E’ gente come Weber, con la loro austerità ideologica, ad aver messo in difficoltà l’Ue”. Sarcastico Nicola Danti (Pd): “Weber si rassegni, l’Italia non è più quella di Berlusconi”. Infine, la freddezza di Antonio Tajani (Fi): “Weber mette il dito nella piaga degli errori del governo Renzi”.

In serata, la notizia della nomina di Carlo Calenda, attuale viceministro allo Sviluppo, al posto di Stefano Sannino come rappresentante dell’Italia a Bruxelles. Un ‘politico’, non un ambasciatore come tutti i suoi predecessori. Una risposta immediata alla domanda di ‘interlocuzione’ del gabinetto Juncker, un nuovo passo in una sfida che si annuncia sempre più serrata.

(di Marcello Campo/ANSA)

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