Usa 2016: primo round a Cruz e Hillary, flop di Trump

Pubblicato il 02 febbraio 2016 da redazione

US Democratic presidential candidate Hillary Clinton (C) speaks as her husband former US President Bill Clinton (L) and her daughter Chelsea Clinton (R) look on, during the Democratic Caucuses night campaign rally at Olmsted Center, Drake University in Des Moines, Iowa, USA, 01 February  2016. EPA/CRAIG LASSIG

US Democratic presidential candidate Hillary Clinton (C) speaks as her husband former US President Bill Clinton (L) and her daughter Chelsea Clinton (R) look on, during the Democratic Caucuses night campaign rally at Olmsted Center, Drake University in Des Moines, Iowa, USA, 01 February 2016. EPA/CRAIG LASSIG

DES MOINES (IOWA). – Ted Cruz e Hillary Clinton escono vincitori dal primo test nella corsa per la Casa Bianca. I caucus dell’Iowa hanno così aperto la stagione delle primarie in America dando una nuova impronta ad una lotta finora condotta tra i confini tracciati dai sondaggi. I numeri per mesi hanno visto Donald Trump alla guida dei repubblicani, e invece sul campo è stato premiato il senatore del Texas Cruz, che dello Stato del Midwest, hanno ripetuto in molti festeggiando il trionfo, “rappresenta i veri valori”.

Sull’altro fronte il risultato è sul filo di lana, con la ex segretario di Stato che la spunta per pochi decimali su Bernie Sanders, a conferma in questo caso delle previsioni che già indicavano un serrato testa a testa. A conteggio concluso Hillary è al 49,8% (conquista così 23 delegati) e il senatore del Vermont al 49,6% (21 delegati).

Una manciata di voti, eppure sufficienti per far dire al partito che questo primo punto se l’è aggiudicato proprio l’ex first lady. Anche se Sanders non concede facilmente la vittoria e invoca verifiche, fino ad un riconteggio dei voti. Non è chiaro tuttavia quali siano i margini per tale ‘ricorso’, visto il peculiare processo di votazione dei caucus democratici in Iowa: nelle piccole assemblee spesso si vota per alzata di mano e se un candidato non raggiunge la soglia necessaria, i votanti possono anche cambiare idea in corsa.

E’ accaduto ad Ankeny, una ventina di chilometri da Des Moines, dove gli elettori democratici riuniti in una chiesa luterana si erano dapprima divisi perfettamente a metà tra Hillary e Bernie, 115 a 115. E’ stato quindi necessario ‘riallinearsi’ e ridistribuire gli indecisi prima di proclamare la vittoria del senatore del Vermont. Così, pur con un vantaggio poco più che percettibile, la candidata può volare subito in New Hampshire senza l’onta dell”incubo Iowa’, boccone amaro che aveva dovuto ingoiare nella battaglia con Barack Obama otto anni fa. In queste ore è di nuovo sul palco a parlare, con accanto Bill.

Anche Sanders può alla fine rivendicare un successo: replicare l’impresa di Obama lo escludeva anche lui, ma in fondo Hillary l’ha quasi battuta e con la prossima tappa sul territorio a lui favorevole, il senatore liberal può ancora sperare. L’Iowa è dunque già Storia. La ‘febbre della politica’ nel piccolo Stato è già coperta da una coltre di neve dopo che la preannunciata tempesta si è abbattuta puntuale alle prime ore del mattino.

Proprio per sventarla tutti i candidati hanno lasciato di corsa il Midwest nella notte, diretti nel New England. I repubblicani ci arrivano per una lotta a tre: l’Iowa ha infatti dettato il podio e rimescolato gli equilibri. Ha premiato Cruz (28%) per la sua campagna quasi d’altri tempi, con il porta a porta a stringere le mani delle comunità locali e degli evangelici, che non lo hanno tradito. Ma significativo è il risultato di Marco Rubio, con il 24% e a un solo punto di distanza da Donald Trump, al secondo posto.

Il senatore della Florida di origine cubana sembra poter adesso sperare davvero di proporsi come l’ ‘alternativa moderata’. Lo sconfitto è Trump: se il ‘fenomeno’ si sia già ridimensionato è presto per dirlo, ma in Iowa non ha fatto breccia, la svolta conservatrice del miliardario di New York qui non ha convinto. Un altro brutto colpo in New Hampshire e la voce dell’antipolitica per eccellenza potrebbe diventare molto più fioca.

(dell’inviata Anna Lisa Rapanà/ANSA)

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