Italia, crescita moderata. Bene le famiglie, imprese incerte

Pubblicato il 05 febbraio 2016 da redazione

crescita

ROMA. – Famiglie e imprese non la pensano alla stessa maniera in fatto di economia, nelle prime prevale l’ottimismo mentre tra le aziende domina un clima d’incertezza. Una divario che per l’Istat si traduce in una previsione in chiaroscuro. L’indice ‘spia’ dell’Istituto si mantiene infatti in territorio “positivo” a novembre ma “con un’intensità più contenuta rispetto ai mesi precedenti”. Insomma, sintetizza, tutto lascia presagire “il proseguimento della fase di moderata crescita dell’economia italiana”.

L’analisi, contenuta nella nota mensile dell’Istat, descrive quindi due ‘Italie’, con le famiglie, per gli statistici alter ego dei consumatori, convinte di un reddito disponibile in recupero. Non a caso la fiducia continua a irrobustirsi e i dati sulle vendite al dettaglio suggeriscono un po’ più di coraggio nell’aprire il portafoglio. Confcommercio conferma, segnando per il 2015 un rialzo dei consumi dell’1,6%, un ritmo che non si aveva più dal 2007, prima che scoppiasse la crisi. E Coldiretti mette in risalto la performance dell’alimentare, con i consumi per la tavolo in aumento dopo sette anni.

L’ago della bilancia in tutto questo sembra identificarsi con l’inflazione, o meglio con le temperature glaciali registrate sul fronte prezzi (a parte la mini-ripresa di gennaio). Anche perché l’occupazione ha visto un arresto della crescita congiunturale, ricorda l’Istat. Infatti lo stesso Istituto scrive che per le famiglie “gli attuali livelli del clima di fiducia si associano alla crescita del reddito disponibile, cui contribuisce l’attuale fase di bassa inflazione”. In altre parole prezzi sostanzialmente fermi danno ossigeno al potere d’acquisto, agevolando un risveglio dei consumi.

Una scommessa a cui però le imprese non sembrano dare seguito, visto che per le aziende, sottolinea l’Istituto, “non si segnala ancora un generalizzato aumento dei ritmi produttivi”. In effetti per gli economisti conta più la diffusione delle percezioni positive sui mercati che la loro intensità: un impulso forte ma concentrato su un piccolo gruppo di imprenditori fortunati può fare la differenza oggi e non domani, mentre suscitano più speranze piccoli passi in avanti condivisa da grosse fette di tessuto aziendale.

Passando alle cifre, “la quota di comparti industriali in espansione oscilla negli ultimi mesi su livelli lievemente superiori al 50%”, spiega l’Istat, con uno zoccolo duro di settori in sprint pari al 28% se si considerano diversi periodo del 2015. Guardando al cuore dell’economica, l’industria, gli umori registrati dall’Istituto di statistica non sono rasserenanti: “l’incertezza sull’intensità della ripresa dell’attività manifatturiera è attesa estendersi ai prossimi mesi”. Fin qui previsioni e scenari ma per il dato secco sul Pil bisognerà aspettare pochi giorni, visto che l’Istat diffonderà la stima sul quarto trimestre venerdì 12 febbraio (il consensus raccolto dall’agenzia Bloomberg segna un +0,3% congiunturale, che seguirebbe il precedente +0,2%).

(Di Marianna Berti/ANSA)

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