Balneari: Corte Ue verso no alla proroga delle concessioni

Un bagnino apre un ombrellone in uno stabilimento balneare, Viareggio, 20 luglio 2010. ANSA/FRANCO SILVI
Un bagnino apre un ombrellone in uno stabilimento balneare, Viareggio, 20 luglio 2010.  ANSA/FRANCO SILVI
Un bagnino apre un ombrellone in uno stabilimento balneare, Viareggio, 20 luglio 2010.
ANSA/FRANCO SILVI

BRUXELLES. – Burrasca all’orizzonte per i balneari: la proroga delle concessioni sino al 2020 decisa dal governo italiano rischia di essere bocciata dalla Corte di giustizia Ue. E’ arrivato un primo pollice verso, infatti, dall’avvocatura generale di Lussemburgo, che nelle sue conclusioni presentate ha ritenuto che la legge italiana sia contraria al diritto europeo. Perché, di fatto, crea una discriminazione tra gli operatori economici impedendo l’ingresso sul mercato ai nuovi entranti.

Immediata la levata di scudi del settore, da Assobalneari al Sib, e di alcune città e regioni come la Liguria, che chiedono al governo di muoversi con Bruxelles, minacciando altrimenti di agire autonomamente. Secondo l’avvocato generale della Corte Maciej Szpunar, la direttiva servizi Ue, nota come ‘Bolkenstein’ dal nome del commissario Ue che la concepì, “impedisce alla normativa nazionale di prorogare in modo automatico la data di scadenza delle concessioni per lo sfruttamento economico del demanio pubblico marittimo e lacustre”.

Ovvero le concessioni balneari “non costituiscono ‘servizi’ ai sensi delle norme dell’Unione in materia di appalti pubblici ma ‘servizi’ ai sensi della citata direttiva”, secondo cui quando “il numero di autorizzazioni disponibili sia necessariamente limitato in ragione della rarità o comunque della limitatezza delle risorse naturali”, queste “debbono essere concesse secondo una procedura di selezione imparziale e trasparente, per una durata limitata, e non possono essere oggetto di una proroga automatica”.

Il caso è da tempo sotto la lente della Commissione Ue. Bruxelles, sin dai decreti e leggi proroghe italiane del 2009-2012 e poi del 2015 che hanno allungato automaticamente le concessioni sino al 2020 – a dispetto dell’entrata in vigore della controversa ‘Bolkenstein’ -, ha sempre espresso fortissime riserve. Il caso è poi approdato alla Corte di Lussemburgo in seguito a due cause, intentate una in Lombardia dalla Promoimpresa per uno stabilimento balneare sul Lago Garda, e un’altra in Sardegna da diversi gestori. Questi avevano chiesto una proroga delle rispettive concessioni, ma le amministrazioni locali le hanno respinte. Da qui il ricorso al Tar della Lombardia e della Sardegna, che si sono rivolti alla Corte Ue.

La sentenza vera e propria arriverà nell’arco dei prossimi mesi, e le conclusioni dell’avvocatura non sono vincolanti, ma nella maggior parte dei casi vengono seguite. C’è quindi “seria preoccupazione” da parte di Assobalneari, per cui è “necessario che il governo italiano si rechi a Bruxelles per negoziare con la Commissione Ue un periodo transitorio non inferiore ai trent’anni”. E in ogni caso, ha avvertito, è “pronta a sostenere qualsiasi azione” a difesa del settore. Il Sib, invece, chiede una “attenta lettura e valutazioni” con i suoi legali, invitando a “tenere i nervi saldi e la mente lucida”.

Già sul piede di guerra l’assessore ligure Marco Scajola: “se lo Stato non dovesse intervenire” allora “la Liguria è pronta a muoversi autonomamente”. Chiedono invece “chiarezza” e l’approvazione “con la massima urgenza” della legge sulle spiagge i balneari di Viareggio, mentre il leader della Lega Nord Matteo Salvini avverte che “sosterremo solo sindaci che difenderanno i lavoratori italiani”.

(di Lucia Sali/ANSA)

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