File ai seggi in Iran. Riformisti sicuri, vinceremo noi

Iranians girls show the ink on their fingers, indicating they have voted, in the parliamentary and Experts Assembly election at a polling station at Ershad Mosque in Tehran, Iran, 26 February 2016. EPA/ABEDIN TAHERKENAREH EPA/ABEDIN TAHERKENAREH
 Iranians girls show the ink on their fingers, indicating they have voted, in the parliamentary and Experts Assembly election at a polling station at Ershad Mosque in Tehran, Iran, 26 February 2016. EPA/ABEDIN TAHERKENAREH  EPA/ABEDIN TAHERKENAREH
Iranians girls show the ink on their fingers, indicating they have voted, in the parliamentary and Experts Assembly election at a polling station at Ershad Mosque in Tehran, Iran, 26 February 2016. EPA/ABEDIN TAHERKENAREH EPA/ABEDIN TAHERKENAREH

TEHERAN. – Milioni di iraniani si sono messi in fila ai seggi allestiti in moschee, scuole e, in qualche caso, chiese, templi del fuoco e sinagoghe, per eleggere il nuovo Parlamento, o Majlis, in un voto che rappresenta un primo test popolare sulla politica di apertura al mondo voluta dal presidente Hassan Rohani. Le elezioni in Iran si rivelano spesso una sorpresa e quella di oggi è stata l’alta partecipazione dei quasi 55 milioni di elettori. Le previsioni della vigilia, anche sulla base di un sondaggio fatto dall’Irib, emittente della Repubblica islamica iraniana, parlavano di un astensionismo sul 40%. I seggi invece sono stati presi d’assalto sin dalla loro apertura, alle 8 del mattino, e data l’alta affluenza, il ministero degli Interni ha deciso di posticipare la loro chiusura alle 20, anziché alle 18.

Uno dei primi a votare è stato l’ayatollah Khamenei, la guida suprema della Repubblica islamica, che ha sorriso divertito davanti alle telecamere quando ha dovuto presentare il suo documento d’identità agli scrutatori. Poi ha preso la scheda, l’ha compilata, l’ha infilata nell’urna ed ha poggiato il dito su una spugnetta d’inchiostro, per attestare il dovere compiuto. “Consiglio agli iraniani di votare presto e di scegliere in maniera saggia, una grossa partecipazione rappresenta una sconfitta per i nostri nemici”, ha affermato.

Anche il leader della lista riformista Mohammed Reza Aref si è presentato di buon mattino alla Moschea dell’Hosseinyeh Ershab, un seggio molto frequentato dai vip iraniani oltre che da una folla eterogenea, uno spaccato del paese, composto da mullah, giovani ragazze con i veli appena appoggiati sulla nuca, uomini in vestiti tribali tradizionali, donne in nero e persino un sosia di Mr. Bean che, con un orsacchiotto in mano, si divertiva a prendere in giro chi nei giorni scorsi, a causa di un programma della Bbc in farsi, aveva denunciato un complotto britannico per influenzare le elezioni.

All’interno della Moschea, sotto la grande cupola in blu di lapislazzuli, i candidati votavano e rilasciavano dichiarazioni davanti alle decine di troupe televisive, mentre uomini e donne, prima in un’unica fila, poi in file divise per sesso e infine, di nuovo riuniti a tavoli comuni, riempivano le schede.

“Se vinciamo, il cammino sarà più facile e il nostro primo passo sarà porre le basi per una grande crescita economica”, ha detto Aref ai giornalisti. Un altro candidato della lista, Ali Motahhari, un esponente moderato-conservatore molto popolare in Iran, si è detto sicuro che “ci sarà un Majlis molto forte e con una composizione diversa”. Un clerico della lista riformista, Ahmad Mazami, vice presidente della potente e ricca ‘Fondazione per i Martiri’, ha spiegato all’Ansa che se anche i candidati riformisti sono stati falcidiati dalla selezione pre-elettorale del Consiglio dei Guardiani (organismo giuridico-religioso incaricato della supervisione sul Parlamento), chi è rimasto in corsa “è giovane e forte” e con buone probabilità di vittoria.

I riformisti sono convinti che un’alta affluenza li possa avvantaggiare, coscienti dell’errore commesso nel 2012, quando invitarono al boicottaggio del voto lasciando la stragrande maggioranza del Majlis ai conservatori-fondamentalisti. Allora era ancora troppo fresco il ricordo della repressione sanguinosa delle manifestazioni del 2009 contro i brogli elettorali che avevano portato ad un secondo mandato di Ahmadinejad. Nel frattempo però, vi è stata l’elezione del presidente moderato Rohani, l’accordo sul ridimensionamento del programma nucleare iraniano e la fine delle sanzioni, che hanno aperto le porte dell’Iran al mondo e le porte del mondo all’Iran.

Rohani, che ha detto di aspettarsi “un’affluenza epocale” al voto, potrebbe avere finalmente un parlamento dalla sua parte, in grado di sbloccare leggi economiche, sociali e politiche. Oltre che per i 290 seggi del Majilis (di cui quattro eletti dalle minoranze religiose, due deputati dai cristiani, uno dagli zoroastriani e uno dagli ebrei), oggi si è votato anche per l’Assemblea degli esperti, un organismo di religiosi, con durata di 8 anni, che avrà il compito di nominare la prossima Guida Suprema, ovvero l’uomo che controlla tutti i poteri in Iran, qualora Khamenei morisse nel frattempo. Di 800 aspiranti ne sono stati ammessi solo 163, per lo più conservatori, per 88 posti. In corsa vi è comunque anche Rohani, che manterrebbe la sua carica di presidente.

I risultati del voto saranno resi noti nei prossimi giorni. Se alcuni candidati non dovessero passare al primo turno, ci sarà un ballottaggio nell’arco di un mese.

(di Elisa Pinna/ANSA)

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