L’Isis fa paura, Gb teme “attacchi spettacolari”

Pubblicato il 07 marzo 2016 da redazione

gb

LONDRA. – Sotto pressione in Siria e in Iraq, l’Isis continua a far paura in occidente. Il timore è quello che i seguaci del Califfo abbiano in animo di tentare attacchi “enormi e spettacolari”, sul modello di quanto già avvenuto in Francia. Magari questa volta in Gran Bretagna, avverte Mark Rowley, responsabile dell’anti-terrorismo in seno a Scotland Yard, rilanciando l’allarme con parole tutt’altro che rassicuranti e ammonendo a tenere alta la guardia.

Parlando nel corso di un briefing a Londra, Rowley evoca la la strage di Parigi di qualche mese fa come un esempio della potenziale capacità di minaccia dei jihadisti – in primo luogo dei jihadisti della porta accanto – e della loro “ambizione” di compiere un salto di qualità. L’Isis punta sempre a prendere di mira bersagli simbolo come poliziotti o militari, sottolinea, ma sembra orientarsi adesso anche verso obiettivi più vasti, per colpire “lo stile di vita” della popolazione occidentale.

“Negli ultimi mesi – insiste il funzionario britannico – abbiamo visto un espandersi di questo”, l’emergere di piani d’azione sempre più numerosi “contro lo stile di vita occidentale”. Piani dietro i quali “si può intravvedere un gruppo terroristico animato dall’ambizione di perpetrare attacchi enormi e spettacolari, non solo del tipo di quelli orditi finora”.

Il numero uno del dipartimento più delicato della polizia di Sua Maestà evidenzia quindi come nel 2015 in Gran Bretagna si sia avuto un record di arresti per presunto reati di terrorismo: 339 persone, per il 77% cittadini britannici, il 14% donne e il 13% under 20. Ennesima conferma del pericolo rappresentato in primo luogo dalla cosiddetta ‘minaccia interna’.

“Si tratta di un quadro che sarebbe stato impossibile vedere fino a pochi anni fa, di una prova della radicalizzazione (di segmenti della società), degli effetti della propaganda e del modo in cui i messaggi del Daesh riecheggiano fra gli individui”, afferma Rowley. Di positivo c’è che una cinquantina di ragazzi minorenni sono stati fermati, talora grazie alle denunce dei loro stessi genitori, prima che potessero partire per la Siria e unirsi allo Stato Islamico o compiere altri passi irreparabili.

Ma questo non basta a certificare l’efficacia dell’attività di contropropaganda dello Stato (e degli Stati). Rowley glissa sull’argomento. E tuttavia fonti investigative del regno, interpellate in forma anonima dal Guardian, negano che le norme promosse finora dal governo siano state in grado di stroncare davvero l’insinuante proselitismo e le campagne di reclutamento dell’Isis o di sigle affini. Soprattutto attraverso i territori franchi di Internet.

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