Renzi traccia la via economica, tasse giù anche in deficit

Il Presidente del Consiglio Matteo Renzi alla Camera durante le comunicazioni in vista del Consiglio europeo. Roma 16 Marzo 2016, ANSA/GIUSEPPE LAMI
Il Presidente del Consiglio Matteo Renzi alla Camera durante le comunicazioni in vista del Consiglio europeo. Roma 16 Marzo 2016, ANSA/GIUSEPPE LAMI
Il Presidente del Consiglio Matteo Renzi alla Camera durante le comunicazioni in vista del Consiglio europeo. Roma 16 Marzo 2016, ANSA/GIUSEPPE LAMI

ROMA. – Matteo Renzi benedice Mario Draghi ed il nuovo bazooka ma, alla luce dei dati sulla deflazione, si convince ancora di più che non basta un Santo a Francoforte per rilanciare l’Italia. E per la prima volta, alla Camera e al Senato, indica la sua strategia economica: giù le tasse, Ires per i cittadini e Irpef per le imprese, “eventualmente anche in deficit ma senza superare i parametri”.

I rigoristi europei sono avvisati anche perchè, incalza il premier, “se la Germania rispettasse i limiti europei sul surplus commerciale” ci sarebbero più investimenti per gli altri paesi. Un altolà che Angela Merkel non ha intenzione di ascoltare dato che “l’euro continua ad essere svalutato”.

L’abbassamento della pressione fiscale non ha nulla a che vedere per Renzi con uno spot elettorale, che le opposizioni gli rinfacciano dall’operazione 80 euro. Per questo fonti parlamentari smentiscono come una bufala le voci, apparse su alcuni quotidiani, dell’intenzione del premier di abolire il bollo auto.

“Non è un’azione spot anche perchè si vota nel 2018 – nega il premier – bisogna abbassare le tasse altrimenti tra fiscal compact, politica di rigore e austerity le famiglie non reggono”. E “senza utilizzare la flessibilità, con 25 miliardi di revisione della spesa, le tasse non le riduce neanche Mago Merlino”.

Dopo aver usato margini di flessibilità per 15 miliardi, dunque, il presidente del Consiglio chiarisce al Parlamento italiano ma anche ai partner europei che anche nella prossima legge di stabilità l’Italia userà tutte le clausole di flessibilità disponibili.

L’altro caposaldo del rilancio del governo si fonda sul rilancio degli investimenti, in parte sbloccando il patto di stabilità dei Comuni in parte, grazie alla riforma della Pubblica Amministrazione, “mandando a gara più opere possibili”.

Il nodo degli investimenti sta tutto nel fatto che la bilancia del surplus commerciale europeo pende tutto dalla parte della Germania. E’ questo uno dei motivi, il rispetto delle regole per tutti, che nei mesi scorsi ha spinto Renzi ad alzare la voce in Ue.

“Se i tedeschi portassero il surplus commerciale al limite previsto – spiega il premier – avremmo 38-40 mld di investimenti che aiuterebbero non solo la Germania ma anche l’Ue”. Un tema che però la cancelliera tedesca non sembra intenzionata ad assecondare.

Con un euro svalutato, “naturalmente non ci si può meravigliare che il nostro export aumenti più facilmente”, ribatte Merkel per la quale “la Germania del suo surplus di bilancio è anche un po’ orgogliosa”. Un punto di discussione che continuerà ben al di là del consigli europeo di oggi e venerdì. Così come Renzi mette in conto le critiche delle opposizioni sulla sua politica economica.

Se l’accusa di non essere stato eletto è a suo avviso infondata perchè “secondo la Costituzione – dice – il nostro governo è legittimo”, gli attacchi su jobs act e misure fiscali lo irritano. “Abbiamo creato 913mila contratti a tempo indeterminato, 468mila sono occupati permanenti e 221mila gli occupati totali. Significa che il jobs Act ha funzionato”, ribatte a sindacati e opposizioni, prendendo di mira Scilipoti che “pur prendendo 14mila euro al mese, definisce ingiusti gli 80 euro”.

(di Cristina Ferrulli/ANSA)

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