Renzi: l’Italia è cambiata, chi sbaglia paga

L'ex ministro Federica Guidi
L'ex ministro Federica Guidi
L’ex ministro Federica Guidi

WASHINGTON. – Mentre in Italia infuria la polemica sul caso Guidi, con le opposizioni pronte alla mozione di sfiducia al governo, Matteo Renzi è lontano. Dall’altra parte dell’oceano, in America. La vicenda è arrivata mentre lasciava Boston per Washington. E dopo una prima reazione a caldo di irritazione, e quella lettera scritta in tarda sera alla ormai ex responsabile dello sviluppo economico, il premier fa passare la nottata per mettere a punto la sua strategia.

Si consulta con i suoi, triangola telefonate con Roma, e di prima mattina convoca i giornalisti a Villa Firenze, la residenza dell’ambasciatore italiano a Washington. Per andare al contrattacco. E tentare di girare in positivo una vicenda che rischia di diventare un boomerang, anche in vista del prossimo referendum sulle trivelle che – e lui lo sa bene – potrebbe trasformarsi in un voto pro o contro il suo governo.

Il premier decide così di rilanciare. Per dimostrare quanto l’Italia sia cambiata: basta una telefonata inopportuna, e quella del ministro Federica Guidi lo era, e “ci si dimette”, ripete prima tra i divani della residenza, poi davanti alle telecamere. ‘Ora chi sbaglia paga’, a differenza di quanto accadeva nel passato, rimarca citando il caso di Annamaria Cancellieri (per le telefonate su Jonella Ligresti).

Lui, all’epoca sindaco di Firenze, chiese le dimissioni ma il governo Letta non le ritenne opportune. Oggi – è il messaggio che cerca di lanciare – anche in questo c’è un importante cambio di passo. Il premier si mostra tranquillo. Difende a spada tratta il progetto di Tempa Rossa – “è sacrosanto”, dice – ma anche e soprattutto il ministro Boschi che ha compiuto solo un “atto dovuto”.

E’ il ministro dei rapporti con il parlamento e quell’emendamento era relativo ad un progetto del Governo che “io stesso avevo annunciato”, è il ragionamento di Renzi che tenta di minimizzare anche la possibile mozione di sfiducia. Si dice pronto a presentarsi davanti alle Camere. Quella mozione non lo preoccupa, è il suo messaggio quando, nella splendida veranda fronte parco della prestigiosa residenza italiana, parla di una delle “iniziative settimanali o quindicinali” dell’opposizione.

In ballo non c’è solo la questione Guidi che vorrebbe liquidare come un incidente di percorso, pronto all’interim e alla nomina del successore, ma anche la data del 17 aprile. Quella del referendum sulle trivelle che rischia di ‘polarizzare’ le tensioni. Sa che difficilmente si raggiungerà il quorum. Ma un po’ di preoccupazione si inizia a respirare. Il rischio è che anche il caso Guidi getti benzina sul fuoco e che quel voto possa trasformarsi in un ‘test’, cavalcato dalle opposizioni, su di lui. Sul suo governo.

Dopo la lunga chiacchierata con i giornalisti che lo hanno seguito nel suo tour americano (ha toccato quattro stati in 4 giorni in una sorta di road show del sistema paese di cui si dice più che soddisfatto), scappa al vertice sul nucleare con Obama, mentre da Roma il suo Pd cerca di fargli sponda. Con una campagna sui social in cui si contrappone il caso Cancellieri con quello Guidi: ad una domanda su ‘telefonata inopportuna’, due foto ritraggono la prima con la scritta ‘no dimissioni’, e l’altra con la scritta “dimissioni immediate”.

(dell’inviata Marina Perna/ANSA)

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