In Lucania più morti di cancro per inquinamento ambientale

Pubblicato il 05 aprile 2016 da redazione

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ROMA. – Un eccesso di mortalità per tumori, leucemie e diabete. E’ quello che si registrerebbe in varie aree della Basilicata, interessate da situazioni di inquinamento ambientale. La denuncia arriva dai medici di famiglia e dall’Associazione medici per l’ambiente, anche sulla base di un’indagine statistica dell’Istituto superiore di sanità (Iss) trasmessa di recente alla Regione.

L’indagine appena avviata dalla Procura di Potenza sull’incidenza dei tumori in Basilicata, delegata ai carabinieri del Noe, rappresenta dunque un passo ‘dovuto’ per le associazioni dei medici sul territorio, che da tempo denunciano l’aumento di varie patologie per le quali ”non può essere escluso un nesso diretto con gli inquinanti ambientali”.

Uno studio dell’Ufficio statistica dell’Iss, trasmesso alla regione Basilicata, ”segnala ad esempio sul territorio regionale, e in particolare in Val d’Agri, un eccesso di mortalità per tumori allo stomaco e leucemie – afferma il presidente della Associazione medici per l’ambiente (Isde) Roberto Romizi – ed è assolutamente verosimile un nesso tra l’aumentata mortalità per alcune patologie e l’inquinamento ambientale”.

L’indagine, di tipo statistico e basata sullo studio di dati sanitari correnti quali mortalità e ricoveri, riguarda un’area di 20 comuni (Val d’Agri e Valle del Sauro) e si riferisce al periodo 2003-2010. Si evidenzia, rileva l’esperto, ”per entrambi i sessi, un eccesso di mortalità per tumori maligni allo stomaco, ma anche per infarto, malattie del sistema respiratorio e malattie dell’apparato digerente”.

In particolare, secondo i dati dell’indagine statistica, per gli uomini residenti sul territorio si registrano anche eccessi di mortalità per leucemia linfoide, diabete e malattie del sistema circolatorio. A denunciare una maggiore incidenza per tumori in Lucania è anche il segretario provinciale della Federazione nazionale dei medici di famiglia (Fimmg) Antonio Santangelo: ”Manca una rilevazione ufficiale, ma dalla nostra attività di medici di base – afferma – abbiamo l’impressione di una maggiore incidenza di patologie come quelle tumorali in varie aree della Basilicata”.

Oltre alla Val D’Agri, afferma, ”a fortissimo rischio sono infatti anche le zone di Rotondella, dove è presente un deposito di scorie radioattive, e la zona di Melfi dove è ubicato un inceneritore. La nostra impressione – rileva – è che i casi di tumore in queste aree, e a macchia di leopardo sul territorio regionale, siano in costante aumento e, certamente, non si può escludere che vi sia un nesso con l’inquinamento da estrazione petrolifera o altre emergenze ambientali”.

Il problema, denuncia, ”è che manca però un sistema di rilevazione standardizzato”. Una situazione di emergenza, quella descritta dai medici, che non trova però riscontro negli esiti di un’indagine di carattere parlamentare condotta nel 2007 da una commissione con rappresentanti sanitari e ministeriali. Allora emerse, infatti, che i dati relativi alle patologie tumorali nella regione erano inferiori alla media nazionale.

(di Manuela Correra/ANSA)

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