Presidente della Corte Costituzionale, al referendum si deve votare

Pubblicato il 11 aprile 2016 da redazione

Il presidente della Corte Costituzionale, Paolo Grossi

Il presidente della Corte Costituzionale, Paolo Grossi

ROMA. – Al referendum del 17 aprile sulle trivelle e lo sfruttamento dei giacimenti “si deve votare: ogni cittadino è libero di farlo nel modo che ritiene giusto. Ma credo si debba partecipare al voto: significa essere pienamente cittadini”.

La posizione espressa dal presidente della Corte Costituzionale, Paolo Grossi, è chiara e netta. E non investe, ovviamente, i contenuti del quesito referendario: su quelli, “ciascuno è libero”. Investe, invece, il diritto-dovere di prendere parte alle consultazioni democratiche, previste e disciplinate dalla Costituzione.

Grossi, interpellato durante la conferenza stampa seguita alla presentazione annuale sull’attività della Consulta, ha parlato da membro di quello che definisce “un tribunale” che non tutela valori “imbalsamanti” come un custode in un museo, ma nella loro “attuale e concreta consistenza”.

E molto spesso lo fa per rispondere a esigenze del “tessuto sociale” “non compiutamente soddisfatte” dalle leggi. Da tecnico, nel suo intervento, Grossi si sofferma sul ruolo dei magistrati, sulle molte ordinanze “affette da vizi genetici” che giudici e tribunali rimettono alla Corte e che per questo sono esposte alla ‘bocciatura’ per inammissibilità.

Colpa di magistrati incapaci o che agiscono per volontà di protagonismo?, gli si chiede. No, “la qualità della nostra magistratura è egregia, ma c’è un difetto di organizzazione che sta diventando un male strutturale: troppo pochi giudici e un carico eccessivo di lavoro”, è la risposta. Non è un caso se nel 2015, su 145 giudizi incidentali, provenienti da giudici di vario ordine, le pronunce di illegittimità sono state solo 38 e tutte le altre sono state di inammissibilità o infondatezza.

Il piano politico, nel suo discorso, resta sullo sfondo. Ma le sue parole sul referendum acquistano inevitabile peso, perché pronunciate a sei giorni dal voto e, soprattutto, dopo l’appello all’astensione arrivato da una parte del Pd e dallo stesso Renzi, premier e segretario del partito, che oggi dichiara: “Il referendum sulle trivelle è sicuramente importante ma non c’è niente di nuovo da dire”.

Su un altro tema ‘caldo’, quello delle intercettazioni, tornato al centro del dibattito dopo l’inchiesta petrolio, Grossi non è entrato: “Qui è bene mantenere un assoluto silenzio o sarebbe un’interferenza”, afferma. Il referendum, invece, è cosa ben diversa perché chiama in causa quel diritto di “partecipazione al voto che fa parte della carta d’identità del buon cittadino”.

E sebbene rispondendo a una domanda specifica, il presidente della Corte dà, ovviamente, una risposta di portata generale, che suscita immediate reazioni. Nella minoranza Pd, da D’Attorre a Speranza fino a Gotor, che accusa Renzi di “sbagliare due volte”, le sue parole raccolgono consensi e inviti a riflettere.

“Un raggio di sole per la democrazia”, sintetizzano i Verdi. Appello al voto anche da parte della Cgil. Ma le dichiarazioni più forti arrivano da Beppe Grillo, che chiama in causa il Capo dello Stato, Sergio Mattarella, ex giudice della Consulta, chiedendogli di “prendere posizione: sull’energia – rimarca il leader Cinquestelle – è una questione di civiltà”.

Ha superato i dubbi, invece, il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti. Finora incerto se recarsi o meno alle urne, ha sciolto ora la riserva: “Andrò a votare e voterò ‘No’. Ho sempre ritenuto tutte pienamente legittime le posizioni, compresa quella di chi sceglierà l’astensione puntando al mancato raggiungimento del quorum. Da più parti mi viene chiesto cosa farò domenica: la mia risposta è che andrò a votare e sosterrò le buone ragioni del ‘No'”.

(di Eva Bosco/ANSA)

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