Mafia: nessuna forza politica ne è immune

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ROMA. – “Nessuna forza politica, anche con le migliori intenzioni, può ritenersi immune dal condizionamento o peggio dall’ infiltrazione” di qui la necessità di porre la questione del consenso delle mafie “con coraggio. Tutte le forze politiche devono farsene carico insieme, per rendere il contrasto ai poteri mafiosi un elemento non di divisione, ma di unione”.

La presidente della Commissione Antimafia, Rosy Bindi, nella Relazione sulla Trasparenza delle candidature in vista delle comunali del prossimo 5 giugno, approvata all’unanimità, sollecita le forze politiche “a darsi codici etici e strumenti per selezionare la classe dirigente, soprattutto quando si vanno a ricoprire incarichi istituzionali e amministrativi in istituzioni così esposte come i comuni”.

E lancia un vero allarme, “perché le amministrazioni locali sono il primo varco di penetrazione delle mafie nella politica e nella pubblica amministrazione”. Al tempo stesso Bindi evidenzia l’aumento del numero delle amministrazioni sottoposte a commissioni di accesso o sciolte per mafia, passate in 5 anni, dal 2011 a 2015, da 20 a 33, e la carenza di strumenti, da parte dello Stato, per controllare l’applicazione delle leggi che si è dato, in particolare la Severino.

“Sostanzialmente c’è una totale non conoscenza del personale politico di questo paese”, ha sintetizzato Bindi, rilevando come il casellario giudiziario non sia aggiornato, manchi quello dei carichi pendenti e non esista una banca dati unica di candidati eletti; dunque l’Antimafia non riesce ad esaminare le oltre 150 mila candidature previste per i circa 1400 comuni al voto il prossimo 5 giugno.

Di qui la scelta di porre sotto osservazione solo i comuni sciolti per mafia, quelli in commissariamento ordinario, dopo aver avuto una commissione d’accesso e i comuni che hanno avuto una commissione d’accesso negli ultimi tre anni, in sostanza 15 comuni in 5 regioni, tra i quali spicca Roma.

Anche perché l’Antimafia non vuole “esporre il proprio lavoro alle critiche ricevute un anno fa” e dunque, piuttosto che arrivare “in zona Cesarini, le relazioni non verranno pubblicate. E tuttavia già due parlamentari calabresi, Ernesto Magorno, segretario del Pd in Calabria ed Enza Bruno Bossio Pd, hanno chiesto alla presidente dell’Antimafia che almeno per quanto riguarda la Calabria si sottopongano ad esame anche le liste che andranno al voto nei comuni capoluogo, Crotone e Cosenza.

Intanto, un primo successo è che in questa fase di preparazione delle liste tanti partiti stiano chiedendo all’Antimafia di esaminarle, “ma la Commissione non dà patenti di candidabilità a nessuno”, precisa Bindi, che ad oggi dichiara che il lavoro della Commissione si atterrà ai criteri scelti finora. Soddisfatto “del lavoro fatto dalla Commissione Antimafia e del risultato raggiunto con voto unanime” si dice il capogruppo Pd in antimafia, Franco Mirabelli.

“E’ importante una verifica per capire se queste saranno elezioni realmente libere per tutti e se i candidati rispondano ai criteri minimi della decenza”, aggiunge il vicepresidente della Commissione Claudio Fava (Si).

(di Valentina Roncati/ANSA)

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