Usa e Russia lavorano alla tregua, mentre ad Aleppo si muore

Pubblicato il 02 maggio 2016 da redazione

aleppo

BEIRUT. – La diplomazia internazionale è al lavoro per tentare di trovare un accordo per il ripristino della tregua in Siria mentre il conflitto continua a mietere vittime tra i civili ad Aleppo e in altre regioni del Paese.

La stampa israeliana ha intanto pubblicato indiscrezioni, non confermate, dell’uso, una settimana fa da parte del regime siriano, di gas sarin contro l’Isis nell’area a est di Damasco. E nel vicino Iraq si è registrato l’ennesimo massacro di pellegrini sciiti (18 uccisi) compiuto da un attentatore suicida a Baghdad.

Il segretario di Stato Usa John Kerry ha incontrato a Ginevra il suo omologo saudita Adel Jubeir e l’inviato speciale dell’Onu per la Siria Staffan De Mistura, atteso a Mosca dove sarà ricevuto dal ministro degli esteri russo Serghiei Lavrov. “Ci stiamo avvicinando ad una zona di comprensione” per il rinnovo di un cessate il fuoco in Siria, ma c’è ancora lavoro da fare, ha detto Kerry che ha avuto una conversazione telefonica proprio con Lavrov.

Nei giorni scorsi De Mistura aveva chiesto a Usa e Russia di fare pressioni sui belligeranti in Siria per fermare l’inasprimento della violenza. L’Osservatorio per i diritti umani in Siria stima che più di 250 civili sono morti negli ultimi 10 giorni di bombardamenti governativi su Aleppo est, fuori dal controllo lealista, e di spari di artiglieria degli insorti nelle aree occidentali in mano al regime.

In questo contesto, il Gran Mufì di Siria, la più alta autorità dell’islam sunnita siriano di nomina governativa, ha invitato le forze governative a compiere “un genocidio collettivo” nella part est della città controllata da insorti, definendo questi ultimi “terroristi”.

Il muftì Ahmad Hassun ha inoltre invitato i civili dei quartieri orientali fuori dal controllo del regime di “uscire” da quelle aree per non dare “protezione ai terroristi”, lasciando intendere che i civili che rimangono nei quartieri di Aleppo est potranno essere associati ai “criminali mercenari che vanno uccisi tutti, in un genocidio collettivo”.

Intanto l’esercito siriano ha annunciato di aver esteso di altre 48 ore un cessate il fuoco intorno a Damasco che era entrato in vigore da sabato. Ma attorno alla capitale e nei quartieri periferici sono state segnalate diverse violazioni.

Un altro cessate il fuoco, dichiarato nel nord della provincia di Latakia, dovrebbe scadere alla mezzanotte ma potrebbe essere anch’esso rinnovato. La tregua non riguarda tuttavia Aleppo anche se Mosca, stretto alleato di Damasco e che conduce una campagna di bombardamenti aerei in Siria, ha affermato che “sono in corso negoziati per dichiarare un ‘regime di quiete’ anche ad Aleppo.

A nord di Aleppo invece l’Isis ha sparato nuovi colpi di mortaio contro il sud della Turchia. A Kilis, cittadina frontaliera, si sono registrati un morto e due feriti e l’artiglieria di Ankara ha risposto al fuoco.

(di Lorenzo Trombetta/ANSAMed)

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