Addio Pannella, profeta dei diritti. Sue le armi dei digiuni e del referendum

Pubblicato il 20 maggio 2016 da redazione

L'omaggio di Radio Radicale a Marco Pannella

L’omaggio di Radio Radicale a Marco Pannella


ROMA – Quanti sigari toscani avrà fumato Marco Pannella in tutta la sua vita? Tanti, anche dopo che gli scoprirono un tumore al fegato e un altro ai polmoni (“li curo con sessanta toscanelli alla grappa al giorno” si vantò in un’intervista all’esordio della malattia).

Ma Pannella non era un uomo che amava le mezze misure. La sua stella polare non era la prudenza. Capopartito, guru, difensore degli emarginati, censore della partitocrazia e politico navigato, alfiere dei diritti individuali e inventore della disobbedienza civile: Pannella è stato tutte queste cose e molte altre ancora. Uno capace di attirare tra i radicali i giovani contestatori degli anni settanta e poi, vent’anni dopo, di allearsi con Berlusconi.

Ma nessuno direbbe che è stato un voltagabbana. Per lui l’importante era far vincere le sue idee. Certo non è stato un politico convenzionale: farsi arrestare per aver fumato uno spinello in pubblico (successe nel 1975) non è da tutti. Anche la sua vita privata è stata fuori dagli schemi:
– Sono legato da 40 anni alla mia compagna Mirella, ma ho avuto tre o quattro uomini che ho amato molto. E con lei non c’è stata mai nessuna gelosia.

Nessun figlio dalla moglie; ma forse più d’uno, per sua stessa ammissione, sparsi in giro per l’Italia, frutto dei suoi amori giovanili. I successi li ha costruiti con due armi: le sue parole e il suo corpo. Era lui il “signor Hood” di una canzone che gli aveva dedicato Francesco De Gregori: “con due pistole caricate a salve e un canestro pieno di parole”.

Con la sua ars oratoria (al limite della logorrea) ipnotizzava chi lo ascoltava. Ma era con la forza del suo corpo che lanciava le idee radicali fuori dal recinto della poli- tica, per farle viaggiare lontano.

– Invece di mostrare i muscoli mostri la tua magrezza. Guardate Gandhi. Lui però quando digiunava stava al letto, io non mi fermo un attimo – spiegò in una recente intervista al Fatto quotidiano, dalla quale traspariva anche tutto il suo narcisismo.

Cominciò da subito a usare le armi del pacifismo del Mahatma: nel 1968, al momento dell’invasione della Cecoslovacchia da parte dei sovietici, era all’est, in Bulgaria: avuta la notizia dell’arrivo dei carri armati a Praga inscenò una protesta solitaria, alzando cartelli e gridando slogan contro i sovietici.

Le guardie bulgare lo ammanettarono e lo portarono in prigione chiedendosi chi fosse quel giovane con il naso aquilino che urlava ai passanti. Era solo il primo di centinaia di happening: disobbedienza civile, arresti, digiuni (in “radicalese” Satyagraha) maratone oratorie, imbavagliamenti: tutto pur di far arrivare il messaggio.

Con lui alla guida il partito radicale cessa di essere il circolo snob degli intellettuali eredi del laicismo ottocentesco e si trasforma in una macchina per la diffusione del verbo pannelliano. La sede di Torre Argentina diventa il crocevia di giovani pronti ad andare in carcere per renitenza alla leva (l’obiezione di coscienza è ancora lontana), femministe, proto-ambientalisti, gay, coltivatori di cannabis.

C’è un’aria rivoluzionaria, ma il ‘68 c’entrava fino a un certo punto. Pannella è liberale, crociano, anticomunista, e i gruppuscoli dell’estrema sinistra mandano in giro la voce che sia finanziato dalla Cia e dal Mossad.

Ma il punto di svolta arriva nel 1973. L’idea gliela dà la Chiesa, che scende in campo con un referendum contro la legge sul divorzio, entrata in vigore tre anni prima. Era la prima volta che gli italiani venivano chiamati a pronunciarsi con un referendum. Pannella dà battaglia, si prende la scena, il no all’abrogazione vince.

E lui capisce che gli italiani sono pronti, anche i moderati, a non seguire le indicazioni della Dc e della Chiesa. E allora giù una raffica di referen- dum: in 40 anni di Pannella ne chiede 117, raccogliendo più di 60 milioni di firme: 47 vengono votati, e 35 volte gli italiani fanno vincere il sì: via il finanziamento ai partiti (che però uscito dalla porta rientra dalla finestra) via la legge Reale sulle limitazioni personali per motivi di ordine pubblico, via il nucleare, via la caccia senza limiti. Sotto la minaccia di un referendum viene approvata la legge sull’aborto.

Poi gli italiani si stufarono e cominciarono a disertare le urne. E allora Pannella punta tutto sul “ricatto” degli scioperi della fame e della sete e apre altri fronti: provvedimenti di clemenza per svuotare le carceri sovraffollate, lotta alla fame nel mondo, moratoria della pena di morte. Temi su cui aveva il monopolio.

Era laico e anticlericale, ma per questo suo impegno si guadagnò l’apprezzamento di Papa Francesco: gli telefonò durante uno degli ultimi digiuni, cominciato quando era già stato colpito dalla malattia, e gli chiese di non andare fino in fondo.

A Pannella si deve anche l’arrivo dell’ostruzionismo parlamentare. Alla guida della sua pattuglia di sette deputati, nel 1976 Pannella cominciò a sabotare riti e certezze della malapolitica a colpi di discorsi chilometri, anche sette-otto ore in piedi davanti al microfono per impedire l’approvazione delle leggi “liberticide”. Non potendo mai allontanarsi dal banco durante l’intervento si era attrezzato con un contenitore dove fare pipì.

Non si fermava davanti a niente. Nemmeno di fronte al rischio di non essere capito. L’elezione in Parlamento nelle liste radicali del teorico dell’autonomia operaia Toni Negri, gli si ritorse contro nel momento in cui il professore approfittò della libertà per scappare in Francia.

Ancora peggio andò con Ilona Staller (Cicciolina), candidata ed eletta nel 1986: pochi capirono perchè Pannella l’avesse voluta in Parlamento. Ma la sua difesa di Tortora dalle “giustizia ingiusta” che lo aveva colpito fu sacrosanta e oggi è universalmente riconosciuta come tale.

Negli ultimi anni è circolata l’idea di assegnargli il seggio di senatore a vita, come riconoscimento. Lui era perplesso, ma in fondo avrebbe gradito. Ma i vari inquilini del Colle gli hanno sempre preferito altri. Così Pannella è restato uno dei pochi uomini politici con molte vittorie all’attivo ma nessuna poltrona.

(Marco Dell’Omo/Ansa)

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